
(Foto di Gozzini)
IL PROCESSO Gli esperti di Rfi interrogati in tribunale dal Procuratore Laura Pedio nella prima udienza dopo il triste anniversario del 6 febbraio
Livraga
«Nella nostra banca dati degli incidenti non avevamo nessun ritorno di esperienza che testimoniasse un inconveniente o un incidente dovuto a una difformità dei deviatoi di questa tipologia»: così un dirigente di Rete ferroviaria italiana questa mattina ha puntualizzato al Procuratore di Lodi Laura Pedio mentre era interrogato, in veste di testimone della difesa, nel processo che vede quattro tecnici di Alstom Ferroviaria e un dirigente di Rfi imputati di disastro ferroviario e duplice omicidio colposi per il deragliamento del Frecciarossa Milano - Salerno il 6 febbraio del 2020, a 298 chilometri orari, al “posto movimento Livraga”. Morirono i due macchinisti Giuseppe Cicciù e Mario Dicuonzo e una decina di persone a bordo, tra lavoratori e passeggeri, riportarono lesioni gravi. Il processo, ancora al primo grado, si concluderà solamente in autunno e, dopo aver approfondito i tre problemi tecnici che avevano causato il deragliamento, le udienze via via puntano a definire la catena di comando dell’azienda ferroviaria e di quella di componentistica, nella certezza della pubblica accusa che gli unici responsabili non possono rimanere gli operai, quello che sbagliò ad avvitare i fili nell’attuatore di uno scambio, in fabbrica, il collega che non si accorse dell’errore e quelli che non controllarono per l’ultima volta in che posizione era il deviatoio su cui avevano installato un ricambio, alle 4.30 del mattino, al buio, al gelo e tra parecchi colpi di tosse.
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