San Bartolomeo, il vescovo Maurizio e la sua invocazione per una città coesa
CASALE Il pastore della diocesi: «La fede aiuta a riconoscere che l’umano fiorisce attraverso il limite»
Lettura 1 min.Un particolare “dono” lega il vescovo Maurizio alla comunità di Casalpusterlengo. È quello che si esprime attraverso il patrono San Bartolomeo, cui è dedicata la parrocchia dove Monsignor Maurizio Malvestiti fu battezzato e che ha ricordato proprio ieri, al termine della messa pontificale dedicata al santo. Autorità e rappresentanti delle associazioni locali hanno atteso il vescovo in piazza del Popolo davanti al sagrato. E la banda Orsomando ha salutato il suo arrivo suonando a festa. A fare gli onori di casa è stato il parroco don Pierluigi Leva, che ha ringraziato monsignor Vescovo per la sua presenza: «La nostra preghiera oggi è per l’intera città – ha detto poi dall’altare -. Solo una comunità coesa riconosce l’apporto di tutti, perché ci sono mani che pregano e intercedono e quelle che si adoperano per il bene in tutti i campi della vita civile e sociale».
Poi il vescovo Maurizio, nella sua omelia, si è soffermato sull’immagine usata da Geremia, “Come un fuoco ardente”, per giungere alla figura di San Bartolomeo e attraverso di lui parlare «dell’amore di Dio in Cristo Gesù come fuoco ardente. Come sete reclamata dall’ arida terra della nostra umanità è quell’amore, che vale più della vita». Da questo amore San Bartolomeo fu catturato, ha proseguito il vescovo: «Credette alla misericordia, distanziandosi dalla mentalità del mondo e offrendosi in sacrificio vivente e gradito a Dio. Gli stava a cuore la divina volontà: in essa riposa il segreto di ciò che siamo e saremo – ha detto -. Aspiriamo, infatti, all’Eterno, all’Infinito, all’Assoluto: non possiamo negarlo. Li avvertiamo quale apice dell’umano nelle vicende liete e tristi. Ma non ne possiamo disporre. Davanti ad essi si ferma persino l’intelligenza artificiale, come davanti alla misteriosa natura, con le sue sciagure». Di fronte alle quali - e il pensiero ieri non poteva non correre alla devastante alluvione che ha colpito Nepal e Tibet e al bilancio drammatico di morti e dispersi -, monsignor Malvestiti ha invocato «il silenzio e la preghiera che generano solidarietà». Lo stesso monito lo ha rivolto ponendosi di fronte «alle ingiustizie e alle guerre dalle terribili perdite». Per affermare, ancora una volta e sempre, la verità della fede cristiana: «Dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite. Una visione della realtà alla luce della fede aiuta a riconoscere quella che chiamiamo la “contingenza” delle cose di questo mondo...». Al termine dell’omelia il Vescovo ha dato appuntamento al prossimo 3 ottobre, in occasione dell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi, quando tornerà a Casalpusterlengo, alla Madonna dei Cappuccini per la preghiera diocesana di custodia del Creato. E ha radunato attorno a sé il parroco don Pierluigi Leva e il sindaco Elia Delmiglio, coi consiglieri di maggioranza e opposizione, per una foto ricordo.
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