Codogno: i 50 anni di Messa di monsignor Rino Fisichella

«Era il primo maggio del 1958 e ho ricevuto la Prima Comunione: tornando a casa dissi a mia madre che volevo diventare sacerdote». Festa anche per mons. Franco Badaracco

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È cominciato tutto dalla chiesa di San Biagio e della Beata Vergine Immacolata e lì, ieri mattina, l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione della Santa Sede, ha celebrato il 50esimo anniversario della sua ordinazione presbiterale. Con lui ieri anche monsignor Franco Badaracco, che ha festeggiato lo stesso anniversario. «Si sente spesso asserire, giustamente, che le comunità cristiane devono essere comunità generative - ha detto il parroco monsignor Gabriele Bernardelli -. Per grazia di Dio possiamo ritenere che la nostra lo sia stata e preghiamo affinché continui a esserlo. Siamo lieti di averla oggi tra noi per tutta una serie di motivi, spirituali, affettivi e anche civici, come la presenza del signor sindaco sottolinea e lo stesso vale per monsignor Franco. Quando si diventa preti si è presi dallo slancio e la fedeltà del Signore non è messa in dubbio. Poi gli anni passano e arrivano le purificazioni, i timori, le stanchezze. Celebrare il cinquantesimo di Messa significa attestare che la promessa del Signore “Io sarò con te” non è mai venuta meno».Dopo 23 anni da sacerdote, monsignor Fisichella fu consacrato vescovo da Giovanni Paolo II. «Sono contento che con me ci sia don Franco; siamo cresciuti insieme - ha detto -. Cinquant’anni di sacerdozio possono sembrare tanti, ma non credo che noi due li sentiamo più di tanto. Tutto è iniziato in questa chiesa. Era il primo maggio del 1958 e c’eravamo tutti noi a ricevere la Prima Comunione. Io ero in fondo, sulla navata di sinistra, e suor Vincenza ci diceva: “Dopo che avete ricevuto la prima volta Gesù fate silenzio e ascoltate quello che vi dice”. Tutto è iniziato in quel momento. Tornando a casa, mia mamma incredula, le dissi che dovevo diventare sacerdote». Un pensiero anche all’imminente visita di Papa Leone XIV a Sant’Angelo. «Nei giorni scorsi ho avuto diverse occasioni per vedere Papa Leone - ha raccontato l’arcivescovo -. Gli ho detto: “Lei va a Sant’Angelo ma non a Codogno, lì saranno un po’ tristi, quindi a Sant’Angelo si ricordi che la Cabrini ha fatto tanto anche a Codogno”; ha detto che lo farà volentieri». Ieri il ritorno “a casa” di monsignor Fisichella è avvenuto anche al santuario della Madonna della Fontana a Camairago. La presenza di monsignor Rino Fisichella ha trasformato la celebrazione per la conclusione del mese mariano in un momento significativo. Nato a Codogno nel 1951, teologo di fama internazionale, Pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e principale organizzatore del Giubileo 2025, monsignor Fisichella è tornato in una terra che conosce profondamente e alla quale continua a sentirsi legato. «Ieri mi trovavo con Papa Leone a recitare il Rosario e abbiamo pregato per la pace - ha raccontato durante l’omelia -. Gli ho detto che sarei venuto qui al santuario della Madonna della Fontana e mi ha incaricato di portarvi il suo saluto e la sua benedizione». Parole accolte con particolare emozione dai fedeli, che hanno percepito attraverso quel messaggio la vicinanza del Santo Padre alla comunità raccolta in preghiera. L’omelia si è sviluppata attorno al significato della solennità della Santissima Trinità, celebrata dalla Chiesa all’indomani del tempo pasquale e della Pentecoste. «Nessuno più della Vergine Maria ha vissuto intimamente il mistero del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo - ha sottolineato il presule, richiamando l’Annunciazione -. L’arcangelo Gabriele bussò alla porta di Maria. Dio chiede sempre il permesso di entrare nella nostra vita. Chiede la nostra collaborazione, non si impone a nessuno».

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