Leone XIV al rosario per la pace in San Pietro: «Basta con la guerra, è il tempo del dialogo». Si prega anche a Lodi con il vescovo
Sabato sera L’appello ai governanti: «Fermatevi, sedete ai tavoli della mediazione»
Lodi
Prima di entrare nella basilica di San Pietro per presiedere la preghiera del rosario per la pace, Leone XIV si è fermato sul sagrato, davanti a una folla che non lo attendeva. «Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire una pace nuova, con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze, uniti come fratelli e sorelle in un mondo di pace», ha detto il Papa. Poi ha benedetto i presenti e si è avviato verso l’altare. È il tratto di un pontificato che sceglie di parlare prima ai volti e poi ai microfoni: la preghiera comincia fuori, tra la gente, prima di trovare forma nel rito. La veglia arriva a pochi giorni dalla presa di posizione che ha segnato la settimana. Martedì 7 aprile, all’uscita dalle Ville pontificie di Castel Gandolfo, fermandosi con alcuni giornalisti, Leone XIV aveva definito «inaccettabile» la minaccia lanciata dal presidente americano Trump contro l’Iran. «Qui ci sono certamente questioni di diritto internazionale, ma c’è molto di più: c’è una questione morale per il bene del popolo», aveva detto, chiedendo di pensare «a tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation». Parole che hanno dato alla veglia di stasera una densità diversa: non un rito programmato, ma una risposta maturata dentro una settimana di tensione crescente.
La preghiera come impegno, non come rifugio
All’interno della basilica il registro è cambiato, ma non la direzione. Leone XIV ha messo a fuoco subito il punto decisivo: «La preghiera non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena». È piuttosto, ha aggiunto, «la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte». Non un invito alla consolazione, dunque, ma a quella forma di lucidità che nasce quando ci si riconosce disarmati e tuttavia responsabili. Il passaggio più diretto è stato rivolto ai capi di Stato e di governo: «Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte». Ma la riflessione non si è limitata alla politica internazionale: ha cercato la radice spirituale della violenza nell’idolatria del potere e del denaro. «Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio», ha osservato il Papa, descrivendo un mondo in cui «la realtà si popola di nemici» e le minacce sostituiscono le chiamate all’incontro. «Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!». (Agensir)
Preghiera anche a Lodi
A Lodi, sabato sera, preghiera per la pace al Santuario della Pace di corso Umberto con il vescovo monsignor Maurizio Malvestiti. Prima di impartire la benedizione eucaristica, monsignor Malvestiti ha rivolto la parola ai fedeli richiamando il valore simbolico della chiesa della Pace, dove è venerata l’immagine della Madonna che nel 1515 disse tre volte “Pace! Pace! Pace!” a coloro che si contendevano la vita. Il vescovo Maurizio ha quindi fatto riferimento alla riflessione di Leone XIV nella Veglia di preghiera per la pace in san Pietro, nella quale il Santo Padre ha sottolineato l’importanza della preghiera, che «non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena».
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