L’invito del vescovo Maurizio a ritrovare la volontà e la libertà in Cristo

PONTIFICALE DI PASQUA L’esortazione di monsignor Malvestiti a superare le difficoltà e a testimoniare la fede sull’esempio degli apostoli

Lodi

Le pietre che chiudono i sepolcri contemporanei sembrano inamovibili. Alcune ci opprimono nel cuore, altre spezzano i legami tra noi provocando guerra, ingiustizie, chiusura tra popoli e nazioni. «La proposta di Pasqua è di non lasciarci paralizzare: tanti uomini e donne con l’aiuto di Dio le hanno rotolate via, queste pietre, con molta fatica, ma raccogliendo frutti di eternità di cui beneficiamo anche noi. Non ci manca la divina carità: se uniamo la nostra, ovunque e sempre, potranno fiorire i doni pasquali di concordia e pace». Questo l’augurio ed il proposito pasquale del vescovo Maurizio, che, in comunione col Santo Padre Leone, domenica mattina in Cattedrale ha presieduto la Santa Messa Pontificale del giorno di Pasqua con benedizione papale. «La conclusione del Vangelo di Pasqua diventa inizio del cammino dei discepoli perché fa ripartire da ogni stanchezza, peccato, dolore, con volontà e libertà rafforzate da Cristo che ci precede e cammina con noi», ha spiegato monsignor Malvestiti.

La comprensione della fede apprezza l’intelletto ma è comprensione vitale. Dio, infatti, è carità e ci ha introdotti nel giorno eterno, che è Cristo: «Siamo nel compimento delle promesse, noi che dimentichiamo le nostre. Vinti per sempre sono peccato e morte insieme al male e al maligno ai quali rinunciamo per credere in Dio, nell’uomo e nella storia, da edificare andando oltre con il Signore in perseverante condivisione della vita ecclesiale». La meta è la Pasqua eterna, dove è Cristo: «Appariremo con lui nella gloria se cercheremo le cose di lassù, non solo quelle della terra. Rinnovati nello Spirito e rinati nella luce del Risorto siamo immersi nella sorgente di amore e vita. Ma comprendiamo questo solo arrendendoci alla carità di Dio e facendo carità». La nuova legge è lo Spirito Santo che feconda le acque battesimali e dà la profezia, ha fatto presente il vescovo, aggiungendo che tutta la Scrittura porta al Crocifisso risorto e che Cristo è il principio e il compimento: «Gli appartengono il tempo e i secoli. Solo la sua luce disperde le tenebre del cuore e dello spirito. Ecco il perché della celebrazione ogni anno, ogni domenica e ogni giorno». Comprendere dunque per credere e testimoniare riferendoci agli apostoli che hanno mangiato e bevuto con lui dopo la resurrezione. Su di essi la sera di Pasqua il Risorto alitó lo Spirito Santo affidando il ministero di rimettere i peccati dopo aver messo nelle loro mani il suo corpo e sangue: «Il nostro credo è apostolico, suo cuore è il Risorto e Pasqua è crescere nella piena e perfetta conoscenza di Cristo. Il Regno di Dio era il centro della sua predicazione. Entriamo in questo dinamismo con la Confessione e la Comunione. Il Signore ha definito gli apostoli come agnelli in mezzo si lupi. Li ha chiamati ad adottare lo stile e la modalità dei battezzati. Egli ci vuole a motivo del battesimo, sale della terra e luce del mondo, mettendoci in guardia dalla perdita del sapore evangelico, dal cedimento alle tenebre mondo. Sta qui il vero discernimento pasquale».

Al termine della Santa Messa Pontificale, alla quale è stata annessa l’indulgenza plenaria, il vescovo ha fatto visita alla mensa diocesana in Seminario per porgere gli auguri pasquali agli ospiti e ai volontari

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