Nella richiesta del perdono la sicura sorgente della vita

Ieri sera la Statio penitenziale con il vescovo Maurizio per il vicariato di Lodi Vecchio - San Martino

Lodi Vecchio

La comunità del vicariato di Lodi Vecchio e San Martino in Strada in cammino dalla chiesa parrocchiale di San Pietro alla basilica dei XII Apostoli di Laus Pompeia. A presiedere la Statio penitenziale giubilare di venerdì sera è stato il vescovo Maurizio, il quale dopo aver condotto i partecipanti alla basilica, in un cammino accompagnato da canti e preghiere, ha ricordato ai fedeli presenti come «la Pasqua alla quale ci avviciniamo sia spiegata dalle sette parole del Crocifisso. Con la Statio abbiamo compiuto un gesto semplice ma significativo, una testimonianza di fede, speranza e amore». Con l’ultimo respiro il Signore ci ha donato lo Spirito che purifica la famiglia umana: «Di quelle parole silenziosa sintesi è la croce, grondante dell’amore di Dio che rafforza la fede e dà la certezza alla speranza».

Lungo i due millenni della storia cristiana i discepoli hanno ascoltato e proclamato le sette parole della croce poiché essa è l’unica via alla speranza, e indica la via all’amore e alla fraternità. «San Bassiano giunse proprio qui per decifrare le impronte dei martiri con il segno della croce - ha ricordato il vescovo -. Da allora risuona tra noi lo stesso appello a lasciarci riconciliare con Dio. La croce è giudizio di misericordia, condanna della morte, mai è giudizio o condanna per i figli e le figlie di Dio». Solo il Vangelo, ha affermato monsignor Malvestiti, mette le ali alla nostra speranza che anche nelle vicende più dure non desiste perché vuole portare frutto: «Il Giubileo vuole liberare questa speranza.

L’augurio giubilare è che inginocchiandoci, chiedendo perdono e indulgenza, incontriamo la sicura sorgente della vita, quella che scaturisce dalla croce. Lasciamoci riconciliare con Dio. La croce ci condurrà alla gloria della resurrezione». Al termine della riflessione c’è stata la possibilità per i fedeli di accostarsi al sacramento della Confessione o a un momento di dialogo con i sacerdoti presenti. I partecipanti alla celebrazione hanno potuto ricevere l’indulgenza giubilare, per questo hanno condiviso col vescovo la professione di fede e la preghiera per il Papa, promettendo la confessione e la confessione sacramentale.

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