Oggi la Giornata diocesana per la custodia del Creato

CASALPUSTERLENGO Stasera la concelebrazione presieduta dal vescovo Maurizio. La riflessione di Riccardo Rota

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Lodi

Questa sera al santuario dei Cappuccini di Casalpusterlengo la celebrazione della Giornata diocesana per la custodia del Creato: alle ore 20.45 la Santa Messa presieduta dal vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti.

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“Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell’equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un’unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito”.

È questa la chiara premessa che anima il messaggio di Papa Leone XIV per il tempo di preghiera per il creato; non si possono separare le tragedie che l’umanità sta vivendo dalle grandi questioni ambientali e climatiche, dall’equilibrio nella distribuzione delle risorse del pianeta, dalle scelte di produzione energetica. Basta osservare le immagini esposte per il Festival della Fotografia Etica per rendersene conto, anche solo intuitivamente.

“Tutto è connesso”, come ci ricordava anche Papa Francesco, la costruzione di un mondo a misura d’uomo e per ogni uomo ci pone nella prospettiva di dover abbandonare ogni visione individuale ed opportunistica schiacciata sull’oggi e aprirci ad una prospettiva condivisa di futuro; riscoprirsi una comunità che si prende cura delle persone e dell’ambiente in cui vivono.

Davanti a sfide tanto imponenti che coinvolgono equilibri globali, poteri economici, vicende di interi popoli non dobbiamo però perdere di vista l’importanza di affrontare con responsabilità anche gli ambiti che attengono alle questioni collegate alle nostre comunità locali ed al nostro modo di essere cittadini, imprese, consumatori.

Occorre infatti primariamente partire dalla nostra personale scelta di vita, dalla nostra famiglia, dalle nostre piccole comunità. Come indica lo stesso Papa Leone XIV , le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità di ogni persona umana.

Con questa prospettiva dobbiamo provare ad avvicinarci alle questioni che oggi emergono nel nostro territorio, consapevoli degli effetti delle nostre scelte in ambito sociale ed ecologiche, ben consci delle dinamiche globali in cui esse si inseriscono; senza pretesa di completezza ne evidenzio alcune.

L’elemento più evidente sono i cambiamenti climatici in corso che stanno stravolgendo gli equilibri del pianeta, non solo ecologici, ma anche sociali a fronte di interi popoli che nel giro di pochissimi decenni potrebbero dover trovarsi obbligati ad abbandonare territori divenuti inabitabili. Nel nostro territorio non stiamo parlando solo del “caldo” percepito con l’aumento delle temperature, troppo spesso narrato come mero fattore di fastidio; si tratta di assumere scelte individuali e locali che contribuiscano a contrastare questi cambiamenti e affrontare nell’ottica della sostenibilità questo nuovo contesto. Già oggi infatti sono messe in discussione le nostre scelte di produzione, non solo dell’agricoltura e dell’allevamento che immediatamente ci sovvengono, ma anche ad esempio delle imprese che impegnano lavoratori in compiti di fatica e, più in generale, coinvolgono le strategie di consumo energetico e logistiche di tutte le realtà produttive e le famiglie per i loro stili di vita e consumo. Si aggiunge un ruolo centrale delle amministrazioni pubbliche che devono essere esempio e guida in queste scelte di responsabilità ambientale e nella gestione dei riflessi sociali che queste comportano.

Strettamente connesso al precedente aspetto è il tema del consumo di suolo che nella nostra provincia è sempre di attualità. Il suolo è una risorsa limitata, preziosa ma delicatissima che è indispensabile non tanto per connotare il nostro territorio in termine di maggior vocazione agricola piuttosto che industriale o terziaria, ma è elemento fondamentale negli equilibri climatici, idrici e ambientali. Le scelte che facciamo di sacrificare il suolo sono sostanzialmente irreversibili e devono essere portate ad un livello superiore alla semplice decisione di amministrazioni comunali o di iniziative private che, sono legittime ma devono raccordarsi con una prospettiva di comunità; come ha recentemente indicato l’Arcivescovo di Milano Mons. Delpini serve“ coltivare l’utopia che la proprietà non sia un motivo di conflitto, ma sia una vocazione alla solidarietà che diventi aiuto vicendevole, forza contrattuale e visione planetaria”.

Segue quasi naturalmente la riflessione sull’utilizzo responsabile delle risorse idriche disponibili, affermando la funzione collettiva di un bene sempre più prezioso come l’acqua, questione che ci siamo illusi essere un problema solo di altri territori. È certamente una questione di scelte personali e produttive ma è soprattutto un’aspetto di comunità, di gestione dei corsi fluviali e dei canali irrigui, di preservare gli equilibri dell’ambiente acquatico come recentemente riscontrato con il canale Muzza. Ugualmente il nostro territorio deve farsi trovare più preparato a fronte di fenomeni metereologici che stanno diventando sempre più violenti e che causano costantemente gravi danni.

Si aggiungono le questioni più immediate e che incrociano il tema climatico con le dinamiche economiche e produttive globali: il moltiplicarsi di data center altamente energivori, le produzioni di energie alternative, il fotovoltaico a terra, l’inceneritore di Vidardo. Tali scelte non possono confinarsi alla mera considerazione legata agli sviluppi della società e dei mercati senza prenderne in esame i risvolti ecologici e sociali.

DI certo non è semplice individuare delle risposte immediate, sfaldare le posizioni di potere e di interesse, gestire i costi (che sono investimenti) di questa necessaria transizione, ma occorre con urgenza che il nostro agire individuale e collettivo si orienti verso la tutela dell’uomo e dell’ambiente.

Come indica Papa Leone XIV se “Immaginiamo un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povertà, alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi” allora “passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace “.

* Direttore dell’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Lodi

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