Sull’esempio del patrono Alberto diffondiamo la dolcezza dell’amore

La celebrazione a Rivolta presieduta dal vescovo Maurizio

Rivolta d’Adda

La storia della fede cattolica nel Lodigiano parte da lontano: dai primi martiri Nabore e Felice, e poi dalla figura tanto venerata di San Bassiano, ma non è certo meno importante il ricordo di sant’Alberto Quadrelli, primo vescovo di Lodi nuova, che secondo la tradizione è tornato al padre il 4 luglio 1173.

La sua memoria, come quella di tutti i santi, non è qualcosa da relegare al passato, ma una presenza viva che si rinnova nella celebrazione eucaristica, come è avvenuto giovedì a Rivolta d’Adda, terra natale di sant’Alberto, dove il vescovo Maurizio ha presieduto la santa Messa nella parrocchiale. Accanto a lui, il vicario generale della diocesi di Lodi monsignor Bassiano Uggè (presente anche don Anselmo Morandi, Rettore del Seminario vescovile di Lodi), don Roberto Arcari parroco di Cavenago, don Mateusz Machniak, appena nominato collaboratore pastorale di Guardamiglio, Valloria, San Rocco al Porto e Mezzana Casati, monsignor Dennis Feudatari, parroco di Rivolta, don Francesco Gandioli, vicario parrocchiale di Rivolta, ma in comunione spirituale con il vescovo di Cremona, che monsignor Malvestiti ha ricordato con affetto fraterno.

Partendo dalle scritture, il vescovo Maurizio durante l’omelia ha evidenziato l’importanza della figura del pastore «quando per primo ascolta Dio e il prossimo».

Nel tempo storico in cui l’individualismo sembra essere padrone della vita, in cui anche i popoli hanno smesso di parlarsi e l’appello instancabile della Chiesa alla fraternità rischia di cadere nel vuoto, il vescovo ha affermato con forza che proprio dall’ascolto parte la costruzione di una comunità che guarda al futuro: «Anche genitori ed educatori, solo ascoltando possono scrutare col Signore i cuori e i tempi formando le nuove generazioni alla fiducia e alla prossimità. La Chiesa e la società - e in esse la scuola e le istituzioni culturali e formative, artistiche e sportive, ma anche quelle politiche ed economiche - non temano mai l’ascolto per servire la comunità umana con parola e azione non vana bensì pensata e ponderata, volta non all’interesse privato ma al comprovato bene comune».

Un ascolto che, sull’esempio di Sant’Alberto, «si incarna nel dono di sé e dei propri beni ottenendo benedizione e gioia, ma anche il realismo della sapienza umana quando incontra quella divina».

Con queste premesse, seguendo il Vangelo, Sant’Alberto esercitò il proprio mandato episcopale: «La testimonianza di Sant’Alberto eccelle per due aspetti: la custodia dell’unità ecclesiale e la misericordia episcopale. In comunione con San Galdino, arcivescovo di Milano, egli si prodigò “per sopprimere ogni mal nata setta”, emulando le gesta a difesa dell’ortodossia della fede che rifulsero in San Bassiano e Sant’Ambrogio, osteggiando perciò i partigiani dell’antipapa Vittore IV, che tenevano frequenti riunioni a Cremona e a Lodi, e sostenendo invece Alessandro III, papa legittimo. La vostra comunità è radicata in questa eredità pastorale insieme a quella laudense. Sant’Alberto si distinse ovunque nella misericordiosa carità. A Lodi, tra le diverse iniziative, avviò un “consorzio del clero lodigiano” per amministrare i beni ecclesiastici finalizzandoli alle opere di pietà e a vantaggio dei “poveri di Dio”. Non suoi e nemmeno della città ma di Dio erano “evangelicamente” considerati i poveri.

Successore di San Bassiano, Sant’Alberto ne emulò la missione di defensor pauperum, difensore dei poveri. Accorreranno ai loro pastori, ma anche ai fratelli e alle sorelle nella fede, tutti i bisognosi se ci vedranno tornare costantemente all’alveare, che è la misericordia del Signore; se ci troveranno in chiesa per celebrare i divini misteri e concedere il perdono di Dio nella confessione; se avvertiranno che il dialogo della preghiera liturgica e personale, condiviso, mai affrettato e tantomeno omesso, rende trasparente la vita spingendola verso ogni croce per consolarla; se “sui passi della fede” ci inoltreremo non da soli, rischiando di perderci, bensì con spirito sinodale per essere “pellegrini di speranza” che, sull’esempio del nostro patrono e intercessore, diffondono tutta la dolcezza dell’amore di Dio in Cristo Gesù».

Nella chiesa parrocchiale di Rivolta erano presenti anche il sindaco del paese Giovanni Sgroi e il presidente della Bcc Caravaggio e Cremasco Giorgio Merigo, oltre a una rappresentanza di fedeli provenienti dal Lodigiano.

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