
Un sostegno e un segno di speranza per le famiglie in difficoltà
Il 19 febbraio del 2009 nasceva nella nostra diocesi il Fondo di solidarietà

Lodi
Il 19 febbraio del 2009 nasceva nella nostra diocesi il Fondo di solidarietà per le famiglie come segno di aiuto concreto e vicinanza a quanti stavano vivendo il dramma della perdita del lavoro a causa della crisi economica e occupazionale in atto. L’impegno iniziale era il seguente: «Il “Fondo di solidarietà per le famiglie” (Fds) non nasce come intervento di esclusivo sostegno sociale, ma come iniziativa ecclesiale, di vicinanza, conoscenza e soprattutto prossimità. Esso vuole essere un segno e insieme uno strumento di speranza per attraversare la crisi. Un percorso di solidarietà vissuto a livello diocesano». Sarebbe dovuto durare un anno, ma per il perdurare delle difficoltà i vescovi di Lodi Merisi e Malvestiti, con sapienza e lungimiranza, hanno deciso di protrarre l’iniziativa, rinnovandola continuamente in base alle necessità emergenti. In momenti di crisi o forte difficoltà, la prima caratteristica del Fds è sempre stata l’immediatezza dell’intervento attraverso un aiuto concreto accompagnato da un impegno di prossimità. L’obiettivo principale era quello di cercare di unire la solidarietà con la fraternità, ossia, oltre all’aiuto concreto, restituire relazioni, fiducia e speranza. Dopo la crisi occupazionale del 2008 che ha visto la nascita del Fds per aiutare chi aveva perso il lavoro, nel 2020 nella diocesi di Lodi c’è stata la prima zona rossa di quella inimmaginabile pandemia che ha segnato la vita di tutti noi. Immediatamente, il 10 marzo 2020 il Vescovo Maurizio ha voluto rilanciare il Fds a sostegno delle famiglie in difficoltà. Le parrocchie e i volontari Caritas non si sono sottratti a questa necessità che poteva in parte aiutare a contrastare isolamento, solitudine, dramma (ricordiamo quanti hanno perso persone care). L’impegno e la presenza capillare delle parrocchie sono stati fondamentali. Il Fds si è configurato da subito come un percorso di solidarietà vissuto insieme a livello diocesano, di una Chiesa vicina alla gente (nei modi possibili… visto il distanziamento forzato).
Inizialmente arrivavano domande per bisogni di sussistenza (la pandemia ha aggravato le situazioni di fragilità e ne ha fatto emergere delle nuove), ma appena possibile sono state fatte proposte anche di riqualificazione professionale, attenzioni per evitare l’abbandono scolastico, collegamenti a corsi di formazione attraverso i quali ripensare il futuro o riattivarsi, conseguimento della patente (oggi più che mai utile per trovare lavoro). Si è collaborato con le istituzioni per ottimizzare le risorse e per creare azioni intelligenti di supporto. Tutto all’insegna di concretezza e prossimità per riattivare fiducia e speranza.
Al lavoro povero, che spesso veniva rilevato, non dovevano aggiungersi relazioni deboli. L’attivazione di comunità si è rivelata fondamentale.
La logica “connettiva” ha fatto la differenza. Non basta curare, bisogna prendersi cura (che vuol dire “a cuore”), persone e situazioni. Solo le relazioni sanno attivare resilienza e promuovere una logica “trasformativa”, capace di ripensarsi e di rialzarsi.
Dall’iniziativa del Fds sono nate in diverse parrocchie forme di “Famiglie in rete” con l’obiettivo di continuare a sostenere chi è nel bisogno. Sono arrivati sostegni inaspettati: pensionati che donavano la loro pensione, insegnanti che hanno dato la metà del loro stipendio, sacerdoti, associazioni… C’è stato un buon coinvolgimento comunitario, una disponibilità eccezionale. Ciò rincuora perché in fondo la nostra vita è relazione. Di fronte all’emergenza non ci si è mai sentiti tanto uniti, proprio quando ci è stata imposta la distanza. Credo che non basti descrivere l’operato ma sia necessario rileggerlo nei termini di: cosa abbiamo imparato facendo? Non è importante solo “cosa si fa”, ma “come lo si fa”. Il Fds ha mostrato in modo forte la presenza della Chiesa nel sociale. Le sinergie sono fondamentali. Generare alleanze come Stile è molto di più che collaborare cioè dividersi i compiti. Con le alleanze infatti si genera appartenenza, il senso del Noi e la responsabilità che ne consegue nella consapevolezza che le nostre azioni hanno sempre una ricaduta sugli altri. Tutti possiamo fare qualcosa, laddove ci troviamo a vivere. Iniziative come questa hanno una forte valenza educativa. Dobbiamo farne tesoro. Ciò che viene donato per chi ha bisogno (tempo, soldi, impegno) ha un valore che non ha prezzo. Il Fds non ha eliminato la povertà, ma ha cercato di donare una risposta alla disperazione. Serviva una resilienza trasformativa contro la vulnerabilità e la paura. L’aiuto concreto e la vicinanza, anche nella distanza, hanno fatto la differenza Ci sono opere che possono diventare “parlanti”. Credo che questa ci abbia comunicato molto per quello che ha operato e per quanto ancora si può fare. Ci sono azioni buone che hanno dentro il senso del futuro….
* Caritas Lodigiana
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