Vivere la fede in profondità
per vincere la paura del vuoto
LODI Nella chiesa del Sacro Cuore a Robadello la professione di fede dei 14enni del vicariato con il vescovo Maurizio
Lodi
Momento di preghiera ieri alla chiesa del Sacro Cuore di Robadello, nella parrocchia di San Fereolo, dove il vescovo Maurizio ha presieduto la Professione di fede dei 14enni del vicariato di Lodi. «Vi assicuro la mia gioia per questo abbraccio con i 14enni che hanno, tra le loro braccia, il tesoro della giovinezza - ha esordito monsignor Malvestiti -. La nostra fede è in Dio Creatore e Padre di tutti, in Gesù che ci rivela il Padre, che sulla Croce ha allargato le braccia per abbracciare tutti nel perdono». La nostra fede è nello Spirito Santo che rinnova l’intero universo: «Con le creature, siamo fratelli e sorelle tutti. Per questo la nostra fede è chiamata cattolica, perché è universale. Noi siamo il seme dell’unità e dobbiamo fare il nostro meglio per far diventare con l’umanità una sola famiglia».
Nella Chiesa si cresce grazie ai Sacramenti, ed essa diviene strumento della salvezza che il Signore dona a tutti. Il vero amore si dilata sulla terra e poi sconfina nei cieli. Ma le guerre, i dubbi, le scontentezze, le violenze? «Forse crediamo di essere liberi quando ci fermiamo alla superficie, mentre il cuore ha bisogno di profondità - ha sottolineato il vescovo -. La violenza è paura del vuoto, che in essa purtroppo si rigenera. Gesù nel Vangelo ci dice che non ci lascerà soli. Chi lo ama sarà amato dal Padre. Una parola che ci fa andare in profondità per vincere il vuoto che ci insidia». Bisogna credere non a parole ma nei fatti, avvicinando Gesù nei segni che ci ha lasciato, ossia i Sacramenti: «e poi lo incontriamo in ogni uomo e donna, a cominciare dagli ultimi».
Anche San Francesco si è lasciato condurre dal Signore, e così anche noi dobbiamo riparare ciò che non funziona, lasciandoci amare da Cristo. Oppure ancora come Santa Francesca Cabrini, «che ci porta il Papa in questo anno in cui, sui passi della fede, pellegrini di speranza, approdiamo alla carità». Quindi l’invito ai 14enni «a pensare a Francesco e a Francesca, che hanno capito che donando se stessi ricevevano ancor piu’ abbondante l’amore. Lasciamoci travolgere da questo amore. Nulla ci separerà da questo amore. È quello che stanno vivendo i quattro giovani che il 13 giugno ordinerò sacerdoti». Infine una domanda per i giovani: «Perché non parto anche io per una avventura di amore travolgente? Pensate alle grandi cose che lo Spirito del Signore sta preparando per voi. La Parola di Dio ci dice: “svegliati, tu che dormi. E Cristo ti illuminerà”. È il mio augurio, condiviso con i vostri sacerdoti, genitori e catechisti».
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