“Perso dietro le nuvole e la poesia”, addio al maestrone VIDEO

FRANCESCO GUCCINI L’apprezzato cantautore modenese si era esibito al Palazzetto nel 1992

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Lodi

Ore 13.40 - «Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare”, cantava in “Quattro stracci”, quasi un manifesto di un uomo “perso dietro le nuvole e la poesia”. Nel 2012 aveva abbandonato i concerti, dedicandosi solo all’amata letteratura rintanato sull’appennino tosco-emiliano nel suo eremo di Pavana.

Guccini era nato a Modena, “bastardo posto”, il 14 giugno 1940: ha poi vissuto a lungo a Bologna in via Paolo Fabbri 43, titolo di uno dei suoi dischi più famosi (quello con “L’avvelenata”, brano-invettiva poco amato dall’autore, ma sempre richiestissimo dai fan), per poi trasferirsi a Pavana, provincia di Pistoia, luogo di infanzia e di memorie, insieme alla seconda moglie Raffaella che lo ha assistito con amore fino all’ultimo giorno. Guccini aveva iniziato a lavorare come giornalista per la “Gazzetta di Modena”, a lungo è stato anche insegnante di lingua italiana degli studenti stranieri del Dickinson College di Bologna.

Nel mondo della musica entrò, inizialmente, come autore, scrivendo per Caterina Caselli e per i gruppi beat degli anni Sessanta, come Equipe 64 e soprattutto i Nomadi, che portarono al successo alcune delle sue canzoni più celebrate: “Noi non ci saremo”, “Auschwitz”, “Dio è morto”. Brani diventati inni collettivi al pari di “Canzone per un’amica”, “La locomotiva”, “Autogrill”, “Il vecchio e il bambino” e tanti altri.

Ai suoi concerti non era raro incontrare giovanissimi e spettatori più attempati. Lo ricordano bene anche i lodigiani, un “live” di Francesco Guccini andava al di là del semplice concetto di concerto: era come stare in un’osteria allargata ad ascoltare un vecchio amico, un alternarsi di battute sull’attualità e di canzoni dalla struttura quasi ottocentesca eppure modernissime per la capacità di riflettere su “questa cosa che chiami vita”.

11.45 - Addio al maestrone, se n’è andato a 86 anni un grande della musica italiana, il cantautore Francesco Guccini. Umberto Eco lo definì il più alto dei nostri cantori.

Il cantautore che si era esibito anche al Palazzetto dello sport di Lodi nel 1992, portando i suoi capolavori, da tempo viveva ritirato a Pavana.

L’ultimo saluto a Guccini si svolgerà in forma privata, per volere della famiglia. Oltre che poeta e narratore di storie con la sua chitarra, il cantautore modenese è stato anche scrittore. Diversi i libri, a partire da Croniche epafaniche del 1986, portano la sua firma.

L’approfondimento di Fabio Ravera sarà in edicola sul «Cittadino» di domani

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