
(Foto di Borella)
Fino al 26 gennaio nell’ex chiesa dell’Angelo di via Fanfulla a Lodi
Dalla normalità di un oggetto di uso quotidiano come la tazza per il té, al suo impersonare un tema dalle inesauribili declinazioni. Il passo è brevissimo: basta varcare la soglia della ex chiesa dell’Angelo di via Fanfulla 22, e a offrirsi è una moltitudine di tazze, ciascuna frutto di uno specifico pensiero creativo che gioca con il design attraverso un alfabeto di materiali, forme, dimensioni e colori. Nella mostra “Sono tazza di te!” (fino al 26 gennaio; venerdì ore 16-19; sabato e domenica 10-12,30 e 16-19) organizzata da DcomeDesign in collaborazione con Casva, promossa dal Comune di Lodi con il contributo di Fondazione Bipielle e curata da Anty Pansera e Patrizia Sacchi, la tazza diventa di volta in volta espressione di sapere decorativo, di invenzioni e di racconto, veicolo di ironia e persino di messaggi. Tutte rigorosamente pezzi unici, le tazze sono unite dal filo comune della realizzazione da parte di una mano femminile: artiste, designer, ceramiste, architette. O almeno, così è stato nella prima edizione della rassegna presso la casa museo Boschi-Di Stefano a Milano nel 2021 e corredata dall’iniziativa, ora rinnovata, di donare il ricavato delle tazze in vendita alla Fondazione Arché, impegnata a sostenere le madri in difficoltà. La novità dell’attuale percorso, approdato a Lodi dopo la tappa milanese alla “Fabbrica del Vapore”, è l’entrata nel progetto anche della componente maschile, con l’invito a dodici autori a misurarsi con la creazione delle cosiddette tazze “salva baffo”. E qui ad aprirsi è un mondo poco conosciuto, specie quello raccontato dalle “Mustache cups” della collezione di Carlo Filosa: oltre cento, dell’ ’800 inglese e tedesco, le tazze esposte, che assicurano un tuffo nell’epoca vittoriana quando gli uomini, per tenere in forma i baffi, usavano la cera che veniva però sciolta dal calore sprigionato dalla bevanda nell’irrinunciabile rito delle cinque. A evitare il problema furono le tazze fornite di una sorta di striscia a mezzaluna che andava a proteggere la parte sopra la bocca. Anche qui, inaspettate invenzioni e raffinatezze parlano delle potenzialità creative della ceramica. E quella lodigiana? La troviamo sull’altare: un insieme di tazze da té e zuccheriere realizzate dal laboratorio di ceramica artistica lodigiana di Angelo Pisati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA