Due spicci
SIAMO SERIAL/299 La rubrica a cura di Greta Boni
Lettura 1 min.Zerocalcare è unico. Perché è capace di raccontare l’asprezza della vita (quella vera, quella di tutti i giorni) con battute fulminanti, con un’ironia che non lascia scampo e, allo stesso tempo, con una dolcezza commovente che fa bene al cuore.
Due Spicci è la terza serie tv realizzata per Netflix dopo la bellissima Strappare lungo i bordi e la politicamente più impegnata Questo mondo non mi renderà cattivo, un’avventura in otto episodi che si concentra soprattutto sul disagio esistenziale, sulle disillusioni, sulle cose che non sono andate come avevamo sognato e che ci lasciano con una manciata di briciole: «Le case che abitiamo non so de pietra, ma non so manco de paglia. So di tutta quella monnezza che avemo accumulato negli anni. Di legno fracido, di lamiere, de avanzi. Tutto un accrocco che se regge con lo sputo e con lo Xanax. Coi debiti irripagabili e con le promesse fatte e ricevute che nessuno mantiene mai. E dentro ce stiamo noi, accartocciati e soli a pregá che il lupo non venga a soffiá proprio alla nostra porta stanotte».
I protagonisti sono come sempre Zero e i suoi amici, in particolar modo Cinghiale, Sarah e Secco. Zero e Cinghiale si ritrovano soci nella gestione di un piccolo locale a Rebibbia, i problemi di denaro di Cinghiale, ormai sposato con figli, fanno sì che la situazione precipiti, soprattutto nel momento in cui un personaggio pericoloso viene inviato dalla malavita a riscuotere i debiti. Sarah, alle prese con una relazione difficile improntata al litigio costante, chiede a Zero di ospitare Smeralda, un’amica in fuga da una relazione violenta. Non può mancare l’Armadillo, ovvero la coscienza di Zero con la voce di Valerio Mastandrea, è proprio lui a definire il protagonista come «il rabdomante del disagio».
Due Spicci diventa il bilancio di un’intera generazione, quella dei Millennials, costretta a dover ridimensionare sogni e aspettative di fronte alla durezza della vita, sgomitando ogni giorno con una precarietà esistenziale ben rappresentata da Zero: «Io parto sempre dal presupposto che tra un minuto finisce tutto. Sono come quelli che vanno a dormire con il borsone pronto accanto al letto perché sanno che in qualsiasi momento ci può stà il terremoto e tocca mollà tutto». Un tema forte che emerge è quello delle relazioni tossiche e violente, ben rappresentato sia dalla situazione di Sarah, che ha smesso già da tempo di essere felice, sia da Smeralda, che trova il coraggio di dire basta ai soprusi.
Michele Rech, in arte Zerocalcare, ha uno stile inconfondibile e accurato, capace di fare dell’umorismo anche sulla stessa serie tv realizzata per Netflix. L’amarezza del racconto lascia qua e là un barlume di luce: «È quella cosa che te rimane sempre qua dentro in fondo allo stomaco. Pure quando sei sicuro che ormai hai scartavetrato via tutto, che pensi che ormai non te può più fa male. Ma invece rieccola che te fotte sempre. Te ammazza e te riammazza mille volte in una vita sola. La speranza che questa volta è quella buona».
© RIPRODUZIONE RISERVATA