Il Kàlamos Festival, «la cultura classica
come esperienza viva e condivisa»
LA RASSEGNA Un bilancio estremamente positivo per i tre giorni di eventi all’insegna dell’antichità greca e romana
Il Kàlamos Festival consolida il proprio ruolo tra gli appuntamenti culturali più riconoscibili del territorio. La terza edizione della rassegna promossa dalla delegazione lodigiana dell’Associazione Italiana di Cultura Classica si è chiusa lasciando in eredità numeri, immagini e riscontri che raccontano di una manifestazione ormai entrata nel tessuto della comunità.
Per tre giorni, dall’8 al 10 maggio, Lodi e Lodi Vecchio hanno accolto una decina tra conferenze, momenti performativi, attività formative e occasioni di dialogo, incentrate sul tema “Cieli antichi”, filo conduttore per riscoprire il modo in cui il mondo antico guardava al cielo come spazio di conoscenza, narrazione e riflessione sul rapporto tra uomo, destino e cosmo. «Questa edizione – spiega la presidente di Aicc Lodi, Piera Pesatori – segna un ampliamento della proposta. L’introduzione di una messa in scena teatrale della tragedia greca e la collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia hanno contribuito a rendere il programma più articolato e ricco».
Particolarmente significativa la risposta ottenuta dalla rappresentazione dell’”Elena” di Euripide nell’area archeologica di Laus Pompeia, a Lodi Vecchio, che ha richiamato diverse centinaia di persone trasformando il sito storico in un teatro sotto le stelle. «La grande affluenza – osserva ancora Pesatori – ci ha restituito un’immagine molto forte della capacità che il teatro classico continua ad avere nel parlare al presente. È stata una novità assoluta per il festival, molto apprezzata, anche grazie al dialogo con uno spazio di straordinario valore storico e archeologico».
Il bilancio positivo riguarda l’intero impianto della manifestazione. «Uno degli aspetti che ci ha colpito di è stato il riscontro di persone che non hanno una formazione classica. Molti ci hanno detto di essersi sentiti accolti e di essere riusciti comunque a cogliere suggestioni, riflessioni e stimoli. Altri hanno definito questi incontri occasioni capaci di aprire la mente, di interrompere la quotidianità e di aiutare a ritrovare un contatto con temi alti e con il senso del bello. Significa che la cultura classica non è una passione coltivata per pochi o chiusa in ambienti specialistici, ma può ancora diventare esperienza viva, condivisa e contemporanea».
Tra gli elementi che testimoniano la crescita della manifestazione c’è il coinvolgimento delle scuole e degli studenti. Sono stati 35 i giovani inseriti nei percorsi di Formazione Scuola-Lavoro che hanno collaborato attivamente all’organizzazione. Il festival, nato tre anni fa come scommessa culturale, appare oggi una realtà consolidata nel panorama lodigiano. «Abbiamo la sensazione che ci siano persone che ormai aspettano Kàlamos. Il festival è diventato un appuntamento riconosciuto e atteso, ha creato un dialogo vivo con la comunità. La nostra ambizione è continuare ad allargare il progetto».
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