Il ritorno di Canzonissima: un karaoke nostalgico o una sfida?

TELEKOMMANDO La rubrica a cura di Fabio Francione

Lodi

Uno poi si domanda il perché bisogna meritarsi tali programmi. Si sta cercando di dir qualcosa di sensato sul ritorno di un programma, meglio di una trasmissione ormai fantasma e ridotta a lungo come logo di una grande stagione della rai e della tv italiana. Allora, qual è la motivazione che ha spinto Milly Carlucci a varare una nuova Canzonissima? Forse per contrastare una delle tante corazzate del sabato sera di Mediaset e della De Filippi? Prima c’era C’è posta per te ora il serale di Amici. Per la Canzonissima degli anni settanta non c’era una contro programmazione. Di lì a qualche anno ci sarebbero state le prime emittenti libere, anche nella sperimentazione. Ma, votate immediatamente al saccheggio dei fondi di pellicole ed è lì che si sono formati i critici e i cinefili più smaliziati dei tardi anni ottanta e novanta. Altroché andare a scomodare la mitografia appartenete ai cineclub. E la musica com’era ascoltata? Di certo la Canzonissima di “Raffa” e del Tuca Tuca e di Corrado e delle grandi rivalità era diversa dall’oggi che è un po’ un grande karaoke (l’ho sentito dire dalla stessa Carlucci). Mi affido in ciò alla memoria; dunque credo tra Claudio Villa e Massimo Ranieri, c’era forse Gianni Nazzaro (chi lo ricorda più, ma vinceva) e nei necrologi di questi giorni che lo riguardavano ho visto in un tiggì o era La vita in diretta anche un Gino Paoli d’annata. Proprio da Matano, l’apparizione della Carlucci che poco si muove in altri programmi, m’è parso il sintomo di una difficoltà del programma alla sua prima puntata. L’ascolto è stato più basso di Amici e vengo ai contenuti. Anzi ad uno solo, l’intera platea dei cantanti partecipanti la lascio e mi concentro sulla vittoria di Fabrizio Moro con Il mio canto libero di Battisti – Mogol. Indipendentemente dalla canzone che è un vero capolavoro, notevole anche l’arrangiamento e al di là del racconto dell’adolescenza dell’interprete, ho finalmente compreso la caratura cantautorale e di cantante di Moro che, colpa mia, avevo sottovalutato e comprendo anche come Ultimo sia per alcuni spigoli il suo più vicino epigono. Se così si può dire. Insomma, qualcosa di buono è venuto fuori.

Fabio Francione

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