Intuizioni morali, possiamo fidarci?
Parla la filosofa Giulia Cantamessi

IL SAGGIO La trentenne lodigiana ha sviluppato in un libro la propria tesi di dottorato all’Università di Pavia

Cosa accade nella nostra mente quando percepiamo che qualcosa è giusto o sbagliato? A rispondere a questa domanda ci ha pensato Giulia Cantamessi, giovane filosofa lodigiana, autrice del volume Intuizioni morali - La giustificazione come problema, pubblicato da Il Mulino.

Trent’anni, un percorso accademico solido e internazionale, Cantamessi si è formata alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si è laureata in Filosofia, per poi proseguire con un dottorato all’Università di Pavia sotto la guida del filosofo Luca Fonnesu. Proprio durante il dottorato ha trascorso quasi due anni all’estero, tra Inghilterra e Stati Uniti, approfondendo i suoi studi in Filosofia morale in contesti accademici internazionali. A Lodi, città d’origine, ha frequentato il liceo classico Verri.

Il libro nasce da una rielaborazione della sua tesi di dottorato, inizialmente scritta in inglese, poi ripensata in una forma più agile e accessibile. Al centro, una domanda tanto semplice quanto sfuggente: che cosa sono davvero le intuizioni morali e fino a che punto possiamo affidarci a esse quando giudichiamo il mondo che ci circonda? Il volume sarà presentato martedì 28 aprile a Lodi, alle ore 18, nella Sala Granata della Biblioteca Laudense, in un incontro che vedrà dialogare l’autrice con Luca Fonnesu e l’assessore Simonetta Pozzoli, ex docente di filosofia alle scuole superiori. L’iniziativa è promossa in collaborazione con il Comune di Lodi e la Libreria Sommaruga.

Come definirebbe in modo semplice “intuizione morale” per chi non ha familiarità con la filosofia?

«Possiamo pensarla come quella reazione immediata che abbiamo di fronte a qualcosa che ci appare moralmente rilevante. Se vediamo, per esempio, qualcuno compiere un atto crudele - anche solo immaginando una scena forte, come far del male a un animale per divertimento - difficilmente restiamo del tutto indifferenti. Nella nostra mente accade qualcosa: una percezione immediata che ci fa dire “questo è sbagliato”. Io chiamo questo fenomeno “intuizione morale”. Non è ancora un giudizio articolato, né semplicemente un’emozione: è qualcosa che sta nel mezzo. Nel libro cerco prima di descrivere questo fenomeno e individuarne le caratteristiche fondamentali. Poi passo a una seconda domanda: queste intuizioni ci dicono qualcosa di affidabile? Possiamo fidarci di esse quando formiamo i nostri giudizi?»

In che modo le intuizioni morali possono giustificare i nostri giudizi e comportamenti?

«L’idea centrale è che le intuizioni non siano solo reazioni istintive, ma possano avere un ruolo giustificativo. Quando abbiamo l’impressione che qualcosa sia sbagliato, spesso agiamo o giudichiamo sulla base di quella impressione. Il problema è capire quando questa base è legittima. Alcune intuizioni possono essere influenzate da pregiudizi o fattori irrilevanti. Tuttavia, sostengo che, in molti casi, esse costituiscano una forma genuina di giustificazione: non perfetta, ma comunque significativa. Il punto è imparare a distinguere tra intuizioni affidabili e intuizioni distorte».

Il suo lavoro si colloca a favore del realismo morale? In che senso?

«Il mio lavoro è compatibile con una prospettiva realista, nel senso che prende sul serio l’idea che i nostri giudizi morali possano essere veri o falsi e non semplicemente espressioni soggettive. Detto questo, anche chi non è realista potrebbe trovare utile il mio approccio. Anche un non realista, infatti, ha bisogno di spiegare su cosa basiamo concretamente i nostri giudizi morali e le nostre azioni. A livello pratico, tutti cerchiamo una qualche forma di fondamento per orientarci».

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