La bambina che salta tra gli alberi
SCULTURA La statua opera di Felice Vanelli era pensata per piazza San Lorenzo a Lodi, ora è nascosta dagli arbusti
Lettura 2 min.Sarebbe un biglietto di saluto, per chi arriva da fuori, una scultura inneggiante al gioco dei giovani, ma dove è collocata ora, in mezzo ai cespugli all’ingresso dell’Isola Carolina da piazza Castello, è persino difficile scorgerla. La Bambina che salta la corda è un’opera modellata in plastilina e poi fusa in bronzo, è alta 230 centimetri e ha un peso di due quintali: il mastro formista Medaglia ha fatto il gesso per la fusione, eseguita dalla Fonderia Artistica Battaglia di Milano.
Inizialmente era stata pensata, modellata e studiata dal pittore e scultore lodigiano Felice Vanelli per essere posizionata in piazza San Lorenzo, angolo via Garibaldi, ma la primitiva collocazione non avvenne mai: un gruppo di sedicenti intellettuali, infatti, fece una guerra a questa scultura, ritenendola troppo formosa per il gusto del tempo. L’amministrazione comunale risolse la diatriba, collocando la scultura in corso Umberto, davanti al Museo Civico, e successivamente in piazza Castello, inserita davanti ad uno spazio per il gioco appositamente creato, ma in un contesto in cui non è per nulla valorizzata.
La storia
In città nel 1987, era stato varato l’innovativo (per l’epoca) piano viabilistico che istituiva la prima zona a traffico limitato: le vie centrali furono tutte selciate dal Consorzio di Imprese costituite dei Selciatori, che finanziarono l’opera e la donarono al Comune di Lodi, quasi come simbolo di quel provvedimento viabilistico.
Il desiderio di Felice Vanelli era quello di valorizzare lo spigolo di piazza San Lorenzo: «Il sagrato è sempre stato per il gioco dei bambini, ed ho scelto per questo il tema del gioco ed in particolare il salto della corda; la figura umana in posizione dinamica allarga le braccia e guarda la facciata della chiesa, compie il gesto ludico». Il gesto è di gioia specialmente per i bambini, un’ immagine serena e in forte contrasto con i classici monumenti che inneggiano a imprese belliche e di conquista. «La mia scultura non vuole essere un monumento, ma una pura opera d’arte per allietare lo spirito umano, una adeguata collocazione per la scultura: una piazza antica o moderna». Approvata dalla apposita commissione e apprezzata dai cittadini, l’opera tuttavia suscitò, come si diceva, un intenso dibattito pubblico che si è sviluppato anche sui giornali. Una vasta mole di articoli è comparsa su “Il Cittadino”, “Il Giorno”, il “Corriere della Sera”, “Lodi Sette”, “Corriere dell’Adda”, “Corriere Padano”, “A.Z”, “Il Mattino dell’Alto Adige”, tra il 1988 al 2013.
Andando a rileggerli ora, si capisce il livello delle critiche che furono mosse all’epoca, mentre l’autore si mantenne sempre fermo sulle proprie posizioni: era importante che fosse inserita in un ambiente urbano, in centro o in periferia, perché potesse rimanere come simbolo di gioia, di serenità, nel ricordo di quanti giovani hanno trascorso la giornata estiva con il gioco all’oratorio, educati per esprimere la fede e la sincera felicità.
L’attualità
Quarant’anni dopo, non emerge soltanto la sterilità del dibattito dell’epoca, ma in un certo senso anche la capacità dell’autore di anticipare i tempi.
La figura dinamica della ragazzina, infatti, con le sue forme e il suo vestito leggero, ha anticipato una mutazione della composizione della società e la svolta più inclusiva delle tendenze contemporanee: non si tratta infatti una bambina “ideale” e stereotipata messa su un piedistallo, ma di una persona realistica, con sue forme e la sua presenza. Non a caso è diventata “di famiglia” per generazioni di lodigiani e, in particolare, ha accompagnato la crescita di quella generazione di “millennial” che ha fatto da spartiacque tra il vecchio Novecento e l’epoca postmoderna.
Sarebbe bello immaginare che la bambina potesse finalmente trovare posto nella sua collocazione ideale, nella piazzetta della chiesa di San Lorenzo. Se non ci fossero le macchine e paccottiglia varia, tornerebbe ad essere un incentivo al gioco in ambiente sicuro, ma alla attuale vista, l’anarchia spopola, anzi la potenza dei macchinosi, ogni tanto atterra anche i paracarri!n
© RIPRODUZIONE RISERVATA