La depressione non sia un tabù: l’insegnamento del dottor Cerveri
BOOKCITY Il primario del Dipartimento di salute mentale Asst di Lodi ha presentato Tristezza vai via, scritto con Claudio Mencacci
Lettura 1 min.La scienza a scuola, per parlare di malessere ai giovani dell’istituto Volta che, ieri mattina, hanno partecipato a uno degli appuntamenti della rassegna “Aspettando Bookcity Milano... anche a Lodi”.
Il dottor Giancarlo Cerveri, primario del Dipartimento di salute mentale dell’Asst di Lodi ha dialogato con Fabio Francione della Provincia di Lodi per sfatare limiti che, spesso, condizionano le persone. «La salute mentale non deve più essere un tabù, specialmente tra i banchi di scuola e nell’adolescenza». È questo il messaggio centrale emerso nel corso del quarto appuntamento del ciclo di incontri promossi dalla Provincia. L’iniziativa è stata pensata per avvicinare i giovani alla lettura, in un confronto aperto sul valore della scienza e della consapevolezza psicologica come strumenti per migliorare la vita.
A introdurre l’evento è stata Luciana Tonarelli, vicepresidente della Provincia di Lodi che, per quindici anni, è stata preside nello stesso istituto: «L’obiettivo - ha detto -, è connettere i ragazzi con diverse tematiche attraverso i libri e la divulgazione». L’incontro è stato l’occasione per presentare il volume del dottor Cerveri, intitolato Tristezza vai via, scritto a quattro mani con il collega Claudio Mencacci. Il titolo fa riferimento a una celebre canzone del passato, come ha fatto notare Francione, ma intende lanciare un messaggio di apertura: «Della depressione si deve parlare poiché si tratta di una condizione diffusa ma che ancora oggi genera smarrimento, vergogna e senso di solitudine», ha detto il medico. Nell’incontro Cerveri ha ripercorso il lavoro svolto all’interno del Forum Salute mentale del “Corriere della Sera”, dove le risposte ai lettori avevano evidenziato quanto sia difficile comunicare il dolore. Dalla rivoluzione farmacologica alle testimonianze pubbliche, il percorso per normalizzare la malattia mentale è ancora molto lungo e complesso.
Il dialogo ha spaziato anche tra letteratura e arte: diverse le figure evocate dai relatori, come i poeti Leopardi e Baudelaire, fino al cinema d’autore: «Nel 1958, “Il grido” di Michelangelo Antonioni portò sul grande schermo per la prima volta la depressione di un operaio, mentre in tempi più recenti, film come “Io capitano” di Matteo Garrone raccontano il disagio e le ferite psicologiche legate al trauma dei percorsi migratori», ha sottolineato Francione. Interpellato anche sulle differenze sociali e di genere, il dottor Cerveri ha sottolineato come la depressione sia una «malattia spietata e democratica, presente in tutte le classi sociali e in ogni contesto geografico». Ciò che cambia tra società evolute e Paesi in via di sviluppo, ha spiegato, è soprattutto l’accessibilità alle cure. Ma parlando di differenze tra uomo e donna, l’autore ha sottolineato come, per caratteristiche biologiche e socio-culturali, la patologia registri una maggiore incidenza nella popolazione femminile: «Le donne sono spesso sottoposte a uno stress maggiore, oltre a risultare maggiormente esposte a traumi e violenze.
Il prossimo evento
Gli appuntamenti proseguiranno anche nelle prossime settimane: da segnare in agenda l’incontro del 3 ottobre presso la Sala dei Comuni della Provincia di Lodi, intitolato “La libertà di commettere errori, rialzarsi e apprendere”, incentrato sul libro Il diritto di sbagliare di Paolo Francesco Fabene.
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