La dignità della quotidianità
nelle opere di Marchini
ARTE Melegnano riscopre uno dei suoi artisti più rappresentativi con l’apertura straordinaria della sala degli Stemmi
Lettura 1 min.A cinquantacinque anni dalla scomparsa di Vitaliano Marchini (1888-1971), Melegnano riscopre uno dei suoi artisti più rappresentativi. L’occasione è stata l’apertura straordinaria dello Spazio Marchini, nella Sala degli Stemmi del Castello Mediceo, a cura del quindicinale “Il Melegnanese”, dove è entrata a far parte della collezione permanente una scultura finora sconosciuta al pubblico: “Passa la guerra 1943”, donata da Nicoletta Vella di Messina, erede di Corrado Giacchino, segretario comunale di Melegnano dal 1948 al 1952.
L’opera, presentata alla Mostra Nazionale di Pittura e Scultura del 1951 organizzata nell’allora Palazzo dell’Asilo Sociale di via Marconi, torna così nella sua città arricchendo il percorso espositivo inaugurato nel 2021, grazie alla donazione di quattordici opere da parte del nipote Giuseppe Marchini. Ad accompagnare il pubblico nella visita è stato lo storico dell’arte Mirko Agliardi, che ha ripercorso l’evoluzione artistica dello scultore melegnanese partendo dall’Autoritratto del 1919, influenzato dal simbolismo e dalla lezione di Adolfo Wildt, uno dei maggiori protagonisti della scultura italiana.
«Marchini - ha ricordato Agliardi - fu anche chiamato a sostituire Wildt alla cattedra di scultura dell’Accademia di Brera tra il 1932 e il 1934. Di grande impatto, il nudo femminile scolpito nel 1919 in marmo di Candoglia, lo stesso materiale impiegato per il Duomo di Milano. Qui, emergono forme allungate e una forte tensione espressiva che testimoniano il dialogo dell’artista con le correnti europee del primo Novecento». La mostra racconta poi i grandi temi che hanno accompagnato tutta la produzione di Marchini. Innanzitutto il sacro, testimoniato dalla realizzazione dell’Arcangelo Gabriele collocato sulla Guglia G20 (adottata dall’azienda Fininvest) del Duomo di Milano e dalla Statua al Pilone 76 del Duomo a destra dell’Altare maggiore all’interno della cattedrale. Per tornare nello spazio a lui dedicato, si ritrovano anche gli affetti familiari, rappresentati dalla scultura “Padre e figlia”, esposta alla Biennale di Venezia del 1932.
Infine il lavoro, raccontato attraverso figure di contadini e donne colte nei momenti di pausa, immagini essenziali nelle quali Marchini restituisce dignità alla quotidianità senza inseguire le mode artistiche del tempo. «Ciò che colpisce - conclude Agliardi - è la semplicità e la pulizia della forma. Marchini rappresentava la realtà con naturalezza e attraverso uno sguardo profondamente personale». L’arrivo di “Passa la guerra 1943” aggiunge così un nuovo tassello alla conoscenza dell’artista melegnanese e rafforza il ruolo dello Spazio Marchini come luogo dedicato alla valorizzazione di una figura che ha lasciato un segno importante nella scultura italiana del Novecento.
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