LA MOSTRA La “creazione” di Bizhan Bassiri

La prima personale dell’artista italo-persiano al Building Gallery di Via Monte di Pietà a Milano

Dislocata su tre piani del Building Gallery di Via Monte di Pietà a Milano e visitabile fino al prossimo 22 marzo, “Creazione”, a cura di Bruno Corà, è la prima mostra personale dell’artista italo – persiano, classe 1954, di Teheran ma residente in Italia da circa cinquanta anni, Bizhan Bassiri. L’idea sottesa a “Creazione”, come detto sviluppata al piano terra e ai primi due piani del contenitore espositivo milanese, è quella di unire in un “pensiero magmatico” (definizione da lui coniata) istanze artistiche occidentali con quelle orientale. Ciò si riflette, in tutta la sua evidenza, sia nelle tele sia nelle sculture, in cui l’uso di materiali estremamente eterogenei, dalla solidità del ferro alla fragilità della cartapesta, gli consentono di elaborare un linguaggio originale e misterioso, composto da cromie come il blu notte o il rosso fuoco o ancora il nero più cupo. Ad ognuno di questi colori corrisponde una precisa proposizione di poetica. In questo vi è da supporto la base di studio dell’artista che sin dai primi passi, compiuti all’Accademia delle Belle Arti di Roma con un maestro ad alta tensione emotiva e intellettuale come Toti Scialoja, ha saputo dialogare e confrontarsi con le opere di Boetti, Castellani, Kounellis Anselmo per restare all’Italia. Questo è stato un vero e proprio magistero che ha portato Bassiri anche ad esporre nel padiglione Iraniano della Biennale Arte del 2017- Una sorta di consacrazione che però non ne ha fermato la creatività. Tutt’altro, e non ha fatto altro che aumentare il desiderio di scovare all’interno della propria poetica ulteriori valvole di congiunzione nella sua idea di arte senza confini. I cicli esposti sono stati tutti realizzati o rielaborati nel 2024, tranne la lunga teoria di disegni, Inchinato pennino, appartenenti al periodo del primo lockdown. Prima o poi bisognerà inventariare e forse solo antologizzare e non vale solo per Bassiri, tutto ciò che di meglio si è prodotto durante il forzato isolamento dei primi anni venti.

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