
LA TRADIZIONE I giorni della merla e i canti davanti al falò per salutare l’inverno che si allontana
Si ripetono ancora i riti delle ultime tre giornate di gennaio considerate le più fredde dell’anno; venerdì il gran finale

“A San Bassan un’ura in man”, “A Sant’Agnes la lüserta la cur par la ses”. Gennaio, lo si tramanda da generazioni attraverso celebri detti popolati, è il mese in cui le giornate iniziano ad allungarsi: guadagniamo un’ora di luce intorno alla ricorrenza di San Bassiano, mentre il 21, festa di Sant’Agnese, la lucertola corre sulla siepe, altro proverbio di origine contadina che indica l’arrivo del primo pallido sole. Eppure, questo mese che a tanti pare lungo quanto un’era geologica – le vacanze di Natale sono ormai un ricordo lontanissimo – deve ancora riservare le sue giornate più fredde. Non è più così da qualche tempo (tanto che non è raro avvertire già qualche sentore di primavera), ma in passato il termometro scendeva spesso sotto lo zero. Gli ultimi tre giorni del mese, il 29, 30 e 31, sono chiamati “della merla”, retaggio di antiche leggende che affondano le radici nel mito di Demetra e Persefone. Ogni zona d’Italia ha la propria “favola”, che spesso varia per piccoli particolari.
Nel Lodigiano, soprattutto nella Bassa, i giorni della merla danno ancora vita a folkloristici spettacoli con canti e controcanti da una riva all’altra dell’Adda: a Meleti e Maccastorna va in scena un “botta e risposta” con gli abitanti di Crotta d’Adda, un paese che sta sulla riva opposta. Donne, uomini e bambini si radunano inneggiando all’inverno che se ne va, riscaldandosi davanti a un grande falò e festeggiando con vino, castagne e salsicce. I “Canti della merla” tra Meleti, Crotta e Maccastorna verranno eseguiti anche giovedì (ore 21) lungo le due sponde dell’Adda con ospite la corale della Valle dell’Adda “Paolo Asti” accompagnata da varie chitarre; al termine, la Pro Loco di Meleti proseguirà con la festa all’oratorio di Meleti con un rinfresco. Venerdì (ore 20.45) andrà in scena il gran finale con “el bal de Martin e Mariàana” e l’accensione del “falò de la vècia”.
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