L’addio al “villain” Robert Duvall e l’attualità di Cime tempestose
CINEMA NEL WEEK END Nelle sale anche il nuovo film di Albanese, Lavoreremo da grandi
I prossimi sette giorni al cinema si aprono con la luttuosa notizia della scomparsa di uno degli attori americani che più hanno affollato l’immaginario collettivo del cosiddetto “villain”, tanto da star accanto, con il suo tenente colonnello William Kilgore, amante del surf e napalm da buttare addosso ai vietcong, a cattivi come Darth Vader o Hannibal Lecter. D’altronde Robert Duvall aveva esordito nella parte di un malato di mente ne Il buio oltre la siepe. Chissà se alla Berlinale lo omaggeranno o se bisognerà aspettare Cannes o addirittura il Lido per ricordarne la caratura attoriale.
Dunque, sugli schermi: accelera verso nuove coordinate di giudizio la versione di Cime tempestose della tuttofare Emerald Fennel, sceneggiatura, regia e produzione, insieme alla protagonista assoluta Margot Robbie, assunto a vero e proprio amore tossico e violento che sa molto di presente contemporaneo. Qui a riflettersi è la tristissima e tragica vicenda raccontata da La gioia con una bigotta, ma quanto animata da gentili furori, insegnante di liceo sedotta e trucidata da un suo ambiguo ex allievo.
Ma, è la cronaca a dettare i tempi della modernità scostumata di quest’epoca, così confusa e terribile ed è bello scomodare un pensatore di un passato lontano solo a contare gli anni. Più sfumata e ancora in attesa di essere pienamente compreso è il film di Antonio Albanese, attore e regista di Lavoreremo da grandi. Il precario equilibrio di questa commedia drammatica, venata di mistero, colorata più di giallo che di nero, sembra far evaporare i momenti comici che pure ci sono e che segnano indelebilmente la vicenda. Resta il dubbio che , forse, Albanese, avrebbe dovuto spingere più su tale tasto. A lui congeniale.
Da segnalare il ritorno alla regia di Gus Van Sant con Il filo del ricatto, ancora un episodio di cronaca: stavolta spostato nella feroce e crudele provincia americana degli anni settanta, dove per un appezzamento di terreno potevano volare pallottole di fucili.
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