Lella e Massimo Vignelli: la mostra di Milano celebra un design globale

LA MOSTRA Recensione a cura di Fabio Francione

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Milano

Con la mostra dedicata dalla Triennale di Milano a Lella e Massimo Vignelli. “A language of clarity” si è chiusa la fase, durata 8 anni, vale a dire per due mandati, della presidenza di Stefano Boeri. Ovviamente, le mostre che si avranno nella coda autunnale di quest’anno, avranno sempre l’impronta dell’architetto del “Bosco verticale”. Di certo, questi due quadrienni sono stati segnati, al di là delle tre esposizioni internazionali, peraltro contraddistintesi per la capacità di interpretare la realtà fisica e immateriale attuale, da alcune mostre memorabili, convocate a illuminare in modo totale figure di design e architetti, il più delle volte ritenute eccentriche nell’elaborare quella cultura del progetto italiana riconosciuta a livello mondiale. Chi ha anticipato e sono stati apripista di una concezione globale del lavoro sono stati propri Lella e Massimo Vignelli.

La geografia dei loro spostamenti, al di là e al di qua dell’Atlantico, in un andirivieni sostanzialmente occupato da una febbrile attività di produzione plurale di oggetti, grafiche, destinazioni più o meno industriali, editoriali e mediatiche. Da Venezia a Milano e poi New York e il ritorno a Milano, sono le tappe biografiche che ne hanno sostenuto il successo. Insomma, dagli studi iniziali fino all’affermazione di una genialità che abbatteva confini e gabbie creative, ritenute non al passo dei tempi. Questa mostra, visitabile fino al 6 settembre prossimo e curata da Francesca Picchi con Marco Sammichelli e la collaborazione dello Studio Mut, pure per il catalogo Electa che raccoglie saggi e testimonianze a iosa sul sodalizio d’arte e di vita dei Vignelli, riesce nell’intento di valorizzare la componente umana, mai venuta meno nell’edificazione di un progetto di design che fosse il viatico per “avere un mondo migliore”. Allora come leggere la loro produzione? Sicuramente, come accennato, mappando gli spostamenti e i conseguenti incontri con artisti, designer e intellettuali del calibro di Bob Noorda (chi lo rammenta più?) o Umberto Eco. Nondimeno, vi è la componente della commissione di lavori come il rifacimento grafico della metropolitana di New York o la grafica editoriale del rinnovato TG2 di metà anni ’80. Ma, è nel piccolo quotidiano che i Vignelli trovano piena espressione. Esempi sono i piatti impilabili che rimettono ad un ordine e risparmio di tempo una quotidianità che il portato tecnologico della seconda parte del ‘900 ha totalmente cambiato nei ritmi vitali, non solo degli uomini e delle donne, ma anche delle città stesse.

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