
MUSICA Alberici, il viaggiatore tra le note che non vuole arrivare mai
Nuovo progetto, intitolato Sulabu e aperto dal primo singolo “Prendo il treno”, per il cantante banino famoso in tutta Italia con gli X-Mary,
La sua sconfinata fantasia ha dato vita a numerose “creature” musicali, su tutte gli X-Mary, una delle band più geniali e seguite nel panorama underground italiano. Ora Cristiano Alberici torna sulle scene con un nuovo progetto, Sulabu (da leggersi con le sillabe staccate, Su La Bu e dando la giusta enfasi al “Bu” finale), l’ennesimo capitolo di una lunga storia nato dal desiderio di sperimentare sonorità diverse e battere altre strade, senza guardarsi indietro. Rimane però la matrice surreale e ironica che aveva caratterizzato i procedenti progetti dell’artista di San Colombano al Lambro. Un tratto evidente già nel primo singolo (e relativo video, girato interamente a Lodi) intitolato “Prendo il treno”: una traccia dal ritmo irresistibile che racconta la storia di un ipotetico viaggiatore che non arriva mai alla meta.
Preferisce viaggiare senza una destinazione, mentre si aggira in una piccola città di provincia muovendosi su un esplosivo mix di funk, rock e psichedelia. «Mentre stavo terminando l’ultimo tour europeo con Hofame (precedente progetto discografico, ndc), ho sentito l’esigenza di cominciare un nuovo percorso: non riesco a fossilizzarmi su un’unica cosa, cambiare è nella mia natura – racconta Alberici -. Ho ripreso a collaborare con il chitarrista Luca Fusari, amico e compagno di viaggio negli X-Mary, e insieme abbiamo inciso 8 tracce che a inizio 2026 faranno parte dell’album. Il nome Sulabu? Un giorno guardavo i cartoni animati con i miei figli e sono rimasto affascinato da un personaggio di nome Sula: ho pensato di aggiungere alla fine un verso che si fa per sorprendere i bambini, “bu”. Dal punto di vista musicale, il progetto si basa su un mix di generi, proprio in stile X-Mary».

Nel video, girato da Matteo Cavalleri e montato da Luca Dosi (altro compagno di viaggio negli X-Mary), Alberici dà vita a una danza dai movimenti balzani e sincopati: un corpo che non riesce a restare fermo mentre attraversa paesaggi urbani (si riconoscono la zona del “ponte” di San Fereolo, il lungo Adda, il parco dell’Isola Carolina, la stazione e diversi altri noti luoghi lodigiani). «Il brano è nato durante un viaggio ad Atene: nel tragitto dalla stazione dei treni all’aeroporto ho iniziato a canticchiare un motivo che è poi diventato la base della canzone. Parlo del viaggio inteso come esperienza, come avventura: spesso ci si augura di non arrivare mai, proprio per gustarsi il percorso».
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