Notaia in Sorrento, un agire da sfiorati di provincia che somiglia al tran tran quotidiano di ognuno di noi

TELEKOMMANDO La rubrica a cura di Fabio Francione

Complice lo sciopero di venerdì del comparto media e giornalisti e un previsto soggiorno romano, strapieno di visite a musei e mostre che avranno un riscontro proprio su queste pagine, torno a guardare la tv e a rendervene conto attraverso la figura algida, severa, intransigente di “Roberta Valente”, così compressa nella sua fragile corazza di “notaia in Sorrento”.

Questo è in modo esteso la nuova fiction domenicale di RaiUno che sta prendendo piede dopo solo tre puntate. Per una volta non ci sono delitti, ma in un impianto, che oggi in letteratura si chiama ( e che va per la maggiore) romance, si dipanano le vicende di una giovane donna, per l’appunto Roberta Valente (l’attrice Maria Vera Ratti, già vista ne Il commissario Ricciardi, era la fidanzata e poi sfortunata moglie): ex- enfant prodige della giurisprudenza, socia di un prestigioso studio notarile, da sempre fidanzata e promessa sposa con il gestore di un’agenzia di assicurazioni (i preparativi del matrimonio sono tra le sue priorità), con un segreto nel cuore. Capire chi era veramente suo padre, morto annegato a quarant’anni con la madre. Ormai, già alla terza puntata, la donna ha più di un sospetto su una avvenente barista (sono l’una il rovescio dell’altra e come ogni buon partito sa che gli opposti finiscono per attrarsi). Costei infatti non è altri che la sorellastra, figlia di un’avventura extraconiugale del genitore. Il DNA non lascia dubbi.

Eppure, prima che il sospetto divenisse realtà, la notaia assume Leda, questo il nome della ragazza, come assistente nel suo studio. La stessa che peraltro sta iniziando un principio di relazione proprio con il promesso sposo di Roberta. In questo intreccio sentimentale che si va sempre più complicando ed è questa la bellezza di questa fiction, tutti i personaggi, anche quelli più laterali, s’incontrano per le vie della città, nemmeno accorgendosi (talvolta) l’un dell’altro. Un agire da sfiorati di provincia che somiglia sempre più al tran tran quotidiano di ognuno di noi.

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