Paolo Kessisoglu racconta il viaggio alla scoperta dei propri genitori

IL LIBRO Anteprima del Fiume dei Libri, ieri pomeriggio, con la presentazione del primo romanzo dell’attore e conduttore televisivo

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Grande affluenza di pubblico per l’anteprima della terza edizione del festival “Il Fiume dei libri”, con l’ospite d’eccezione Paolo Kessisoglu. Dando le spalle al fiume e di fronte alla platea radunata alla Canottieri Adda, ha presentato il suo primo romanzo: Ieri è il momento giusto.

La chiacchierata, introdotta dal presidente della Canottieri Giancarlo Zanella e dall’assessore Francesco Milanesi si è dipanata tra il tema del romanzo e il rapporto dell’autore con alcuni momenti importanti della sua vita. «Dopo la morte dei miei genitori - ha affermato l’attore, conduttore e sceneggiatore - nello sgomberare la casa dove erano vissuti, trovai quasi cinquecento lettere, una corrispondenza epistolare che risaliva a molti anni prima. All’epoca mio padre doveva avere circa vent’anni, mia madre qualcuno meno. Potei cosi scoprire una parte della loro esistenza che a me era ignota, il loro essere giovani e innamorati. Il loro modo di essere prima di divenire genitori. Questo fatto mi spinse a scrivere alcuni post su Instagram, divenuti virali, nei quali mi domandavo candidamente quanto dei miei genitori realmente conoscessi. Venni in seguito contattato dalla casa editrice Solferino, che mi propose di scrivere un’opera tratta da questa esperienza».

Il romanzo Ieri è il momento giusto ha origine dagli aspetti sconosciuti della personalità, delle abitudini e del carattere dei genitori. Un viaggio ad Arles in seguito alla morte del padre da il via ad una serie di eventi che coinvolgono i protagonisti Federico e Marco, fratellastri a loro insaputa, che dalla Provenza si muoveranno in automobile fino a Lampedusa, nella speranza di una eredità promessa. Ma l’incontro tra i due, evidenziando caratteri e vissuti differenti, genera episodi tragicomici e grotteschi che solo dopo momenti anche di tensione, trova una sorta di equilibrio.

Il tema del viaggio, già di per sé affascinante, è utile a una narrazione che si propone di scavare in una quotidianità apparentemente normale alla ricerca del significato recondito delle relazioni con gli altri e anche con se stessi.

Il romanzo è reso potente da flashback che agiscono in una scrittura dal linguaggio cinematografico, con una predisposizione ai dialoghi e alle descrizioni, alimentato da colpi di scena che si susseguono fino all’ultima pagina del libro. L’attore, incalzato dalle domande di Riccardo Cavallero, direttore artistico della rassegna, non ha rinunciato a parlare di sé e dei genitori, con un padre che nascondeva la propria timidezza dietro una apparenza di uomo freddo e chiuso, mentre la madre, che «era la persona fragile più forte che io abbia mai conosciuto» sorride l’autore, «era un libro aperto, una donna senza ombre». «Anch’io sono padre - ha concluso l’autore -. E un desiderio che vorrei realizzare è quello di intraprendere un viaggio in Armenia, dove non sono mai stato, accompagnato da mia figlia».

L’incontro si è chiuso con un affollato firmacopie mentre il fiume Adda, nel costeggiare placido le sabbie arrossate dal tramonto di un caldo pomeriggio di primavera, proseguiva silenzioso il suo eterno viaggio.

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