Rirkrit Tiravanija all’Hangar Bicocca: Un labirinto di culture
LA MOSTRA La recensione a cura di Fabio Francione
Milano
Quanto può fare l’incrocio di culture ed etnie che si possono incontrare in un solo individuo? Per giunta quando questi è anche un artista, tra i migliori di questa nostra e in continua mutazione contemporaneità, misurata, quando si riesce, in termini economici, sociali, antropologici, filosofici e scientifici? Sono domande, anzi continui interrogati quelli che si pongono davanti al dispiegamento nell’Hangar Bicocca di Milano della mostra “The House Jack Built” di Rirkrit Tiravanija (curatela di Lucia Aspesi e Vincente Todoli, aperta gratuitamente, previa prenotazione, fino al 26 luglio prossimo). Tutt’al più per non farsi girare la testa dal labirinto “buddista” (i teli arancioni che lo delimitano è la spia dell’affinità spirituale dell’artista che ha con i monaci del Buddha) che nasconde le costruzioni richiamate dal titolo si può passare al sondaggio. Vi è in tutto ciò, non per nulla, proprio nella formazione multiculturale dell’artista (nato in Argentina; cresciuto tra Thailandia, Etiopia, Canada; residenze e lavoro a New York, Berlino, e ancora in Thailandia a Chiang Nai) che in un certo senso gli consente di sperimentare più linguaggi artistici. L’appartenenza non a una sola categoria, segreti per lui non ce ne sono per come maneggia video, performance, installazioni, architettura, disegno, gli dà l’opportunità di costruire in sintonia con il pubblica una reciprocità sita nella partecipazione all’evento. La lezione è nella modernità delle avanguardie, nate all’incrocio della metà del ‘900. Rirkrit Tiravanija adocchia Malevic, ma ha già la testa agli object di Duchamp e il pensiero alle sperimentazioni di John Cage e Fluxus. In “The House Jack Built” la relazione è con l’architettura, ricreata partendo dai progetti di alcuni dei maestri della disciplina: dall’immancabile Le Corbusier a Jean Prouvé, a Carlo Scarpa e a Philip Johnson, ma ce ne sono altri che spiazzano il visitatore, frastornato dall’accumulo di idee, citazioni, giochi che compongono l’allestimento.
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