Salvador, la violenza in tutte le sue sfaccettature

SIAMO SERIAL / 289 La recensione di Greta Boni

La violenza, in tutte le sue sfaccettature. Quella fisica e quella psicologica, ma anche quella politica e quella di genere. È la violenza la vera protagonista di Salvador, il dramma spagnolo in otto episodi disponibile su Netflix, una riflessione dura e attuale su ciò che la scatena e perché, senza sconti e senza inutili moralismi. Il racconto, infatti, lascia un ampio margine allo spettatore per riflettere e decidere da che parte stare.

Salvador è un ex medico di Madrid che si è lasciato alle spalle i problemi con le dipendenze, l’alcol e la ludopatia. Non ha una moglie e nemmeno una casa, gli è rimasta solo una figlia, con la quale ha un rapporto difficile: Milena lo ha praticamente rinnegato. Durante un turno di lavoro allo stadio, dove le aggressioni tra tifosi delle squadre di calcio non mancano, scopre per caso che la ragazza fa parte di un pericoloso gruppo estremista razzista e omofobo, con idee lontanissime da tutto ciò che lui le ha insegnato. Una tragedia si abbatterà su di lui, costringendolo a indagare a fondo sull’ambiente dell’estrema destra, arrivando a scoprire fatti sconcertanti che coinvolgeranno il mondo della politica e della finanza.

Salvador ha il coraggio di mostrare in modo brutale l’avanzata della violenza nella nostra società, soprattutto tra i giovani, sottolineando quanto sia facile cedere a comportamenti violenti. Nella serie tv è evidente quanto la polizia e la politica siano inadeguati a gestire le tensioni, a fermare la violenza e a combattere la corruzione. Madrid, in questo caso, è solo un contorno, una città che resta in sottofondo e che non diventa mai vera protagonista, a dimostrazione del fatto che gli eventi potrebbero accadere ovunque e non solo in Spagna.

Come in numerose altre serie tv, anche Salvador vuole illustrare quanto sia complicato essere genitori al giorno d’oggi e capire le decisioni dei figli. Tra le tematiche ne spunta poi un’altra decisamente contemporanea, quella degli “incel”, i cosiddetti “celibi involontari” (involuntary celibate), persone – generalmente di sesso maschile – che non riescono a instaurare delle relazioni affettive e che per questo motivo provano sentimenti di frustrazione e rivalsa nei confronti delle donne. Come è emerso in diversi fatti di cronaca, le comunità online di incel sono state accusate di veicolare idee misogine e razziste, diffondendo opinioni estremiste tra gli iscritti. Salvador, che forse ha il difetto di mettere troppa carne al fuoco, ha però il merito di affrontare senza paura argomenti complicati e spinosi, con una messa in scena che spesso si rivela un pugno allo stomaco.

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