Servillo dà voce alla Commedia di Dante in Duomo

TEATRO A cura di Fabio Francione

Milano

Toni Servillo non è solo il grande attore e regista che tutti conoscono per le interpretazioni soprattutto di film come La Grande Bellezza o La grazia. E, con questi film, ad essere evocati sono alcuni dei personaggi – feticcio del cinema di Paolo Sorrentino, da Jep Gambardella al dubbioso Presidente della Repubblica. In un cortocircuito che solo a Milano può accadere e in pochissimi km quadrati, lunedì, si sono avuti il Concerto al Teatro alla Scala alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per gli 80 anni della ricostruzione del più importante teatro lirico del mondo e nel Duomo, invece, Servillo, novello Boccaccio, ha dato voce all’interpretazione e commento della Commedia dantesca con le parole di Giuseppe Montesano, autore del monologo Le voci di Dante.

Ultima data di un tour organizzato dal Piccolo Teatro in alcune delle principali cattedrali della Lombardia (chissà se ci sarà una ripresa e arriverà anche nella cattedrale di Piazza della Vittoria), l’esibizione nel Duomo di Milano ha sancito per Servillo un punto d’arrivo di alto profilo artistico. In una cattedrale gremita all’inverosimile, forse 1500 persone erano sedute ai banchi e in religioso e riflessivo ascolto delle parole di Dante, della sua iper-lingua, contenente tutte le invenzioni passate e future del linguaggio, e dei canti più celebri al pari dei personaggi: da Virgilio a Beatrice, da Paolo e Francesca a Ulisse per finire alla luminosità dell’ultimo canto del Paradiso accompagnati dalla Madonna e dalla visione del mondo. Un mondo che già il poeta fiorentino vedeva come una piccola aiuola feroce, anticipando questo nostro mondo oggi pieno di belle cose, ma oscurato da una confusione tanto terribile quanto imprevedibile.

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