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La seconda stagione di “Tutto chiede salvezza”
La prima stagione di “Tutto chiede salvezza” era perfetta, e forse doveva bastare. Intensa, disperata, commovente. Da stracciare il cuore. Invece, è arrivata anche la seconda stagione, a mostrare che cosa accade quando Daniele (Federico Cesari) torna a casa dopo essere stato ricoverato in una clinica psichiatrica ed è costretto ad affrontare il mondo con la sua quotidianità.
La prima parte della storia era ispirata al bellissimo romanzo autobiografico di Daniele Mencarelli (Premio Strega Giovani 2020), a continuare la narrazione in cinque episodi sono il regista Francesco Bruni, Daniela Gambaro e lo stesso Mencarelli. Sono trascorsi ormai due anni da quando Daniele è stato sottoposto a Tso (il trattamento sanitario obbligatorio), nella sua vita ci sono importanti novità: è diventato papà di Maria, la piccola avuta con Nina (Fotinì Peluso), i due stanno combattendo una battaglia legale per l’affidamento della bambina, e allo stesso tempo il giovane sta per iniziare un tirocinio come infermiere proprio nell’ospedale in cui è stato ricoverato, un ultimo passo per conquistare la laurea. Eppure, Daniele è ancora prigioniero della sua fragilità, dell’insicurezza, di quel senso di inadeguatezza che spesso lo sovrasta.
Attorno alla figura di Daniele ruotano gli altri personaggi, la dottoressa Cimaroli (Raffaella Lebboroni) e il dottor Mancino (Filippo Nigro), che gli hanno permesso di prestare servizio al San Francesco, e soprattutto gli altri pazienti presenti nella struttura. Tra questi spicca Matilde, interpretata da una “cattivissima” Drusilla Foer, il ruolo più convincente di questa seconda stagione. Matilde è una donna nata in un corpo maschile, la sua sofferenza-insofferenza è ruvida, pericolosa, spigolosa, eppure si rivela una figura sì rancorosa ma piena di tenerezza. Un altro protagonista è l’ex promessa del calcio Rachid (Samuel Di Napoli), il quale, insieme a Matilde, mette nel mirino Daniele, ricattandolo.
Il merito più significativo della serie tv è quello di parlare apertamente della malattia mentale, di cui ancora troppo spesso ci si vergogna, una malattia mentale che né la società né le istituzioni riescono ad affrontare in modo adeguato. Tutto chiede salvezza 2 è un viaggio nel dolore, un viaggio sulle cicatrici vecchie e nuove che il dolore ci lascia sulla pelle, visibili e invisibili, sulla sua capacità di trasformarci, sul nostro bisogno di capirlo, affrontarlo, persino coccolarlo e, soprattutto, dargli un senso.
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