SIAMO SERIAL Terrazza Sentimento

LA RECENSIONE La docuserie in tre puntate sulla vicenda scabrosa dell’imprenditore Genovese che prende le mosse dalla denuncia di una 18enne

Terrazza Sentimento era il nome dell’attico milanese dove l’imprenditore digitale Alberto Genovese organizzava feste con alcol e droga. E dove si verificavano violenze e abusi. Terrazza Sentimento è anche il titolo della serie tv che cerca di ricostruire in tre puntate quanto è accaduto, una vicenda che prende le mosse dalla denuncia di una ragazza di 18 anni.

Prima è necessario un passo indietro per tornare ai fatti di cronaca:

Alberto Genovese, nato a Napoli il 28 maggio 1977, è un uomo di successo, dopo aver frequentato economia aziendale all’università Bocconi, laureandosi con il massimo dei voti, ha iniziato a lavorare prima all’estero e poi in Italia con incarichi di prestigio. La svolta, però, arriva con l’invenzione delle start up Facile.it e Prima Assicurazioni, quest’ultima una compagnia assicurativa digitale con milioni di clienti. Genovese inizia a fare uso di sostanze stupefacenti, ben presto le sue feste esclusive nell’attico meneghino diventano famose, party sfrenati in cui circolano droghe e in cui alcune donne vengono sottoposte a violenze e abusi mentre si trovano in uno stato di alterazione. Il re delle start up è stato arrestato nel 2020 con l’accusa di spaccio e abuso sessuale ai danni della 18enne che lo ha denunciato dopo essere stata violentata per ore nell’appartamento milanese, e successivamente è stato condannato.

La docuserie, diretta da Nicola Prosatore e scritta da Alessandro Garramone, Davide Bandiera e Annalisa Raggi, si avvale della partecipazione del cronista del Corriere della Sera Giuseppe Guastella. Tra i diversi contributi e interviste, c’è anche quella di un altro giornalista, Filippo Facci. Terrazza Sentimento vuole raccontare da una parte la storia di Alberto Genovese e dall’altra mostrare le diverse anime di Milano, metropoli super produttiva e tecnologica ma anche città sempre più violenta e oscura.

Il racconto della docuserie è disordinato e confusionario, questo fa sì che lo spettatore faccia fatica a seguire la vicenda. Un altro difetto è legato non tanto alla mancanza di originalità bensì all’incapacità di andare davvero a fondo nelle tematiche affrontate, aggiungendo nuove informazioni su di un caso giudiziario di cui si è parlato e scritto molto. In alcuni momenti Alberto Genovese viene descritto più come una persona tormentata che come uno stupratore, ci si concentra forse più sul personaggio che sulla gravità dei suoi crimini.

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