Sono solo canzonette?
TELEKOMMANDO La rubrica a cura di Fabio Francione
Lodi
Si potrebbe evocare una canzone, peraltro cantata durante la serata delle cover, per dire ciò che la giornata di ieri, da mattina a sera, ci ha fatto vedere. Insomma, era già tutto previsto. Era previsto che si sarebbero intrecciate la Grande Storia e una delle microstorie che riempiono i vuoti della prima. Quando queste non vengono a sovrapporsi e un legame non ci può essere tra la “decapitazione” del regime degli ayatollah iraniani (e nessuno mi toglie dalla testa che è una lotta tra autocrazie consumate dal potere e altre che nascono, anche e forse soprattutto nelle moribonde democrazie occidentali e mi fermo) e la vittoria a Sanremo di Sal Da Vinci. Insomma, era già tutto previsto. E in un paese marginale come il nostro nello scacchiere mondiale, lo sguardo critico personale e quello mediatico nazionale non può che volgersi dall’altra parte e dedicarsi alla futilità di un pugno di canzonette. Qui piace evocare un altro grande cantautore. S’indovini chi? Bando però ai giochini tra vincitori e vinti di sicuro chi è riuscito a spiccare in questo 76esimo festival è senza dubbio Laura Pausini, che si conferma cantante magnifica e artista totale capace di tenere botta anche al navigato Carlo Conti. Stavolta, un po’ ingessato. Si è capito dopo, sebbene i rumori ne avevano preceduto la notizia, che sarebbe stato il suo ultimo festival. Stefano De Martino sarebbe stato il nuovo.
Ma, le canzoni? Si ascolteranno, almeno quelle che sopravviveranno al tritacarne festivaliero. E scommetto che almeno una decina a lungo andare saranno ricordate.
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