TEATRO Il “fenomeno” Morello, sul palco e tra gli ultimi «alla ricerca della felicità»

Intervista al protagonista di “Non è un concerto”, martedì sera in scena alle Vigne a Lodi

Pietro Morello, 24 anni, torinese, musicista, tiktoker da quasi 4 milioni di follower, operatore umanitario in zone di guerra e nei reparti di pediatria per i piccoli pazienti oncologici, scrittore (“Io ho un piano”, De Agostini 2022), e ora performer in teatro con uno spettacolo che ne racconta l’esperienza: “Non è un concerto”, una produzione della Compagnia della Rancia e Midriasi, che nella prima parte della tournée ha già coinvolto più di 5.000 spettatori, ospite a Lodi al teatro alle Vigne martedì sera, alle 20,45 per la stagione di prosa, è già sold out.

Per prima cosa parlaci del rapporto con Mauro Simone, direttore del teatro lodigiano e regista e co-autore del tuo spettacolo.

«Un rapporto strepitoso: se questo spettacolo è quello che è, devo dire grazie soprattutto a lui, per avergli dato quell’impronta necessaria a dare un senso e un’efficacia teatrale alle storie che ho vissuto e che ho raccontato nel mio libro».

Nonostante tu sia un musicista il tuo spettacolo “Non è un concerto”.

« La musica non è protagonista assoluta: nello spettacolo come nella mia vita, ha il ruolo di tenere insieme le storie, fa da filo rosso. Sul palcoscenico insieme a me ci sono altri due musicisti, Lucia Sacerdoni al violoncello e Matteo Castellan alla fisarmonica, che accompagnano, con una serie di brani celebri accanto a musiche originali, le storie che racconto».

Come ti è venuto in mente di diventare operatore umanitario, e perché hai scelto di dedicarti ai bambini?

«I miei genitori sono entrambi pedagogisti, mi hanno trasmesso l’idea che l’infanzia ha un valore imprescindibile. La prima volta che sono partito al seguito di una missione umanitaria ero ancora un ragazzino, l’ho fatto un po’ per avventura. Poi mi sono innamorato dei bambini e ho deciso di dedicarmi al recupero dell’infanzia nelle zone colpite dalla guerra, sia dal punto di vista fisico, sia da quello psicologico; per esempio è importante il reinserimento scolastico, il recupero del gioco. In tutto questo, e anche nei contesti ospedalieri, la musica è un importante elemento di corredo».

Il pubblico che ti segue su TikTok è lo stesso che viene a vedere ilspettacolo?

«TikTok si rivolge a un pubblico di giovanissimi. Il mio pubblico in teatro è più eterogeneo, comprende fasce di età più ampie. L’obiettivo dello spettacolo è far sì che sia accessibile a tutti, che faccia riflettere in modo trasversale spettatori di tutte le età».

Una parola chiave che ricorre spesso nelle tue riflessioni è “felicità”.

«Sì, la felicità è l’acqua che manda avanti il mulino. Ma non è sempre semplice cercarla. In questo abbiamo molto da imparare dai bambini: noi adulti siamo spesso tristi e ci piace raccontare la nostra tristezza, mentre i bambini sono alla continua ricerca della felicità, la cercano in modo molto naturale. Questo ha risvegliato in me un desiderio molto grande».

Quindi adesso hai capito che cos’è la felicità?

«Non ho ancora capito bene cosa sia, ma ho capito che è importante cercarla».

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