TEATRO La “missione” di Madeleine tra gli ultimi e nelle periferie

La figura della Delbrêl ricostruita nello spettacolo proposto dal Meic a Lodi

Alla ricerca di uno sguardo sul cristianesimo filtrato attraverso “occhi di donna” (questo il titolo della rassegna dedicata ogni anno alla memoria di Isa Veluti), il Meic si è imbattuto in una personalità femminile tra le più significative del Novecento, Madeleine Delbrêl, e nello spettacolo teatrale “Noi delle strade”, nato da un testo scritto da Sergio di Benedetto e messo in scena dalla sua compagnia Exire. Grazie alla collaborazione tra il Meic e l’Azione cattolica, lo spettacolo è stato portato a Lodi, dove è andato in scena con successo sabato scorso nella sala teatrale dell’oratorio di San Fereolo. Sul palco, tre attori (Miriam Podgornik, Matteo Bonanni, Angelo Zilio) e il violinista Luca Rapazzini, diretti dalla regia di Fabio Sarti, per dare vita alla storia di una donna eccezionale, portatrice di una visione del Cristianesimo che ha cambiato la spiritualità del Novecento: una storia calata in una realtà complicata come quella delle periferie parigine dove Madeleine Delbrêl trascorse la sua esistenza, a partire dalla conversione avvenuta nel 1924, esattamente cento anni fa. Giovanissima si dichiara atea, e giunge alla fede attraverso il suo desiderio di andare incontro agli altri: a partire dagli anni Trenta è assistente sociale a Ivry, un sobborgo alla periferia di Parigi, centro del marxismo e del comunismo francese, in cui c’è una grande concentrazione di operai che vivono in condizioni disagiate. Madeleine percorre le strade di questa cittadina, si mescola alla gente, ascolta la voce dei più emarginati, cerca di condividerne le fatiche quotidiane testimoniando la fede con semplicità. Questo itinerario esistenziale è presentato sulla scena con l’espediente della metateatralità. Nella prima parte il pubblico assiste alle prove dello spettacolo: il regista discute con gli attori sull’interpretazione che dovranno dare ai personaggi, per restituirne fedelmente la personalità e il contesto nel quale la storia si svolge. La seconda parte mostra il risultato della messa in scena, con il contributo della suggestione della musica eseguita dal vivo. Lo spettacolo contiene, nel finale, anche un omaggio al maestro milanese Roberto Zago che per primo, a metà degli anni ‘90, scrisse una drammaturgia dedicata alla ”santa” delle periferie parigine.

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