
( (foto Borella))
Il tradizionale appuntamento in piazza San Lorenzo
Ogni anno ritorna, e ogni anno si rinnova: la veglia di Santa Lucia, organizzata a Lodi dal laboratorio degli Archetipi e giunta alla 37esima edizione, ha celebrato ieri l’attesa per l’arrivo della santa che porta i doni per i bambini e che nella tradizione è legata alla simbologia della luce, che vince contro le tenebre. L’azione teatrale che si è svolta in piazza San Lorenzo, inserita nella rassegna “Magia delle feste” promossa dal Comune di Lodi con il contributo della fondazione Banca Popolare di Lodi, ha portato in scena un racconto che coniuga l’attualità e la leggenda: un’attualità drammatica, che colpisce bambini e adolescenti nelle molte regioni dominate dall’atrocità delle guerre, facendone degli esuli e dei profughi alla ricerca di una nuova serenità, e una tradizione leggendaria fatta di draghi portatori di ombre e tenebre da sconfiggere con la forza della luce.
«A partire dalla suggestione proposta da alcuni affreschi che ritraggono Lucia in compagnia di santa Margherita di Antiochia e di santa Liberata – spiega Giacomo Camuri, ideatore della veglia – l’azione propone la presenza di tre figure femminili, che rappresentano la continua e contrastata conquista di luce e di libertà. Il nostro tempo è sempre più angusto, benché all’apparenza aperto, governato da ombre e fantasmi, ammaliato da false realtà. Quale dono prezioso ci si potrebbe aspettare dalla notte più lunga dell’anno, dalla notte in cui i nostri anni sono piombati, se non la dolcezza della luce?» I lettori dello Spi-Cgil guidati da Claudio Raimondo (Michele Goderecci, Noemi Mascheroni, Giancarla Mauri, Marinella Zavaglia), il coro Monte Alben diretto dal maestro Alberto Cremonesi, i bambini del doposcuola popolare dell’associazione Pierre, i due coloratissimi draghi dagli occhi fiammeggianti manovrati dal gruppo Fili Sospesi insieme agli ospiti della comunità Il Gabbiano e le tre figure femminili portatrici di luce, di pace e di speranza hanno animato una veglia di grande vivacità espressiva, dominata da immagini di forte valenza simbolica: i draghi che evocano, insieme alle guerre, gli incubi della fame, della povertà, delle diseguaglianze che affliggono il nostro tempo; le piccole luci tra le mani dei bambini che creano una costellazione; l’albero da cui far germogliare i semi di un nuovo mondo di pace; le piccole colombe donate dai bimbi stessi al pubblico nel finale.
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