
( (foto Ribolini))
L’artista applaudito protagonista della rassegna organizzata dall’Associazione 21
Giochi di parole, nonsense (spesso pieni di buon senso), battute a bruciapelo, canzoni intelligenti e anche tanta poesia. Rafael Andres Didoni, protagonista venerdì sera sul palco dell’Associazione 21 a Lodi per il secondo appuntamento di “Milano 5.0”, è un artista poliedrico, degno “figlio” della scuola meneghina e del teatro-canzone. Il suo “Briciole”, reading “bipolare semiserio”, come è stato definito, ha fatto il pieno di applausi. Il numeroso pubblico ha apprezzato l’approccio spiazzante di Didoni, accompagnato in scena dal chitarrista (e spalla comica) Antonio Baldassarre: testi arguti, paradossi e situazioni al limite dell’assurdo con un retrogusto malinconico tipico della Milano da osteria. Lo spettacolo si sviluppa per frammenti (le “Briciole” del titolo), che toccano temi esistenziali e quotidiani, con l’obiettivo di trovare un filo conduttore nel caos della vita. Si parte con un’autobiografia surreale e divertentissima («Rafael Andres Didoni nasce nella periferia di Buenos Aires durante un concerto di Mino Reitano») e poi spazia sul senso della vita (composte da briciole, i ricordi che legati insieme danno forma all’esistenza), alternando registro alto e basso, battute demenziali (e sempre divertenti) e poesie, riflessioni più profonde (ma senza mai rinunciare a un tocco di comicità) e canzoni d’autore. «Io amo gli errori, perché sennò sarei perfetto: che noia sarebbe?», dice a un certo punto il comico, attore e cantautore, facendosi serio (o forse no), tra una battuta a bruciapelo e una canzone, una dedica all’amico Franco Rossi (presente in platea con la compagna Viviana Porro) a cui ruba anche una battuta. I giochi di parole sono inesauribili: «Mia mamma era soprannominata Loren, un po’ perché era bella come la Loren e un po’ perché abitava in Lorenteggio»; «Se vivi a levante non puoi essere supponente»; «Due posate si lasciano: don’t forchet me». “Briciole” si inserisce nella tradizione del cabaret milanese, con echi di Jannacci, Cochi e Renato e Nanni Svampa. È uno show in cui si passa con disinvoltura dalla risata grassa (o amara) alla riflessione filosofica, sempre in equilibrio precario, come nella vita. E in cui l’artista si racconta senza maschere, mostrando tutte le sue anime: comico, poeta, musicista, uomo comune.n
© RIPRODUZIONE RISERVATA