
( (foto Ribolini ))
Per Caccamo alle Vigne cinque serate sold out: «Hanno rappresentato una sorta di consacrazione»
La felicità di aver costruito qualcosa di storico e «meravigliosamente umano», ma anche la malinconia di essere arrivati alla fine di un viaggio bellissimo. Nel cuore di Filippo Caccamo si mischiano sensazioni contrastanti dopo le cinque “feste” consecutive (con altrettanti sold out) sul palco del Teatro alle Vigne. Il suo “Pentafilippo”, lo spettacolo pensato per l’attesissimo ritorno sul palco di casa, ha fatto centro, eccome: oltre 2mila spettatori, un affetto travolgente e la consapevolezza di essere diventato “grande”. «Sì, credo che queste cinque serate abbiano rappresentato una sorta di consacrazione – racconta il comico lodigiano, di nuovo in tour per l’Italia (ieri show ad Ascoli, poi sarà a Orvieto, Prato, Livorno...) appena finito lo spettacolo di sabato -. Ho dato tutto quello che potevo dare. Per questo vorrei prendermi una “pausa” e tonare a Lodi tra qualche anno, perché al momento non posso fare di più e di meglio. Non trovo le parole per descrivere queste serate: è stato tutto davvero bello, troppo bello. Lascio con tanta malinconia perché con il cast e con il pubblico si è creato un rapporto davvero speciale. Ma lascio anche senza rimpianti, perché sento di avere dato tutto. Credo l’abbiano percepito anche gli spettatori: non ho mai ricevuto così tanti messaggi d’affetto». Un successo che Filippo vuole dividere anche con i compagni di palco: «Quando torno a Lodi mi ricordo che il teatro è fatto soprattutto di persone. Con i miei compagni di avventura abbiamo creato qualcosa di unico, forse irripetibile. Ringrazio tutti di cuore». Caccamo è tornato nella sua città da artista fatto e finito: è un attore che “si mangia il palco” grazie ai suoi tempi perfetti, alla sua parlantina irrefrenabile, a una forza comica che erompe fragorosa anche durante i dialoghi improvvisati con il pubblico. «Lo spettacolo ha avito una marcia in più grazie agli ospiti che hanno diviso il palco con me nelle varie serate: Giada Parisi, Federico Basso, Dada, Vittorio Pettinato, Alessandro Ciacci. E, naturalmente, Paolino Boffi. Gli voglio davvero bene: è come avere Messi in squadra, gli passi la palla e qualcosa di bello succede. Abbiamo posto le basi per un progetto che si concretizzerà più avanti, non so ancora dire cosa e quando. E sono molto felice di avere dato una mano alla sua associazione (“Sara angela Boffi – L’Angelo dei bambini”) per raccogliere fondi destinati all’acquisto di una ludo-barella per l’ospedale di Lodi». Apprezzamenti ricambiati da un pubblico numeroso e caloroso, con tanti insegnanti e studenti che si sono rispecchiati nel racconto di quel microcosmo, la scuola, così variegato e meravigliosamente folle. «Ho visto parecchi lodigiani, ma anche tantissima gente arrivata da fuori città. Due addirittura da Rimini... è stato tutto bellissimo, ma non riesco a godermela fino in fondo perché è già finita».
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