TEATRO Paolo Rossi “a soggetto”: una festa pirandelliana per rivedersi allo specchio

L’attore protagonista nella stagione della sala lodigiana

Il pensionato si compra la casa a due piani che poi ha la “sedia volante” che lo porta su. I divani fanno l’amore con le televisioni, e per forza, hanno un’anima gli oggetti e abbiamo perso la relazione con le cose, cosa vuoi, adesso c’è la realtà virtuale. In compenso c’era la “questione morale”, una volta, ma non c’è più la morale e quindi non c’è più la questione.

Eccolo è lui: la giacca con le spalle over come-si-usa-adesso, solo che la indossa così da quando è nella culla, il cappello “a sonagli”… al buio, passeggia e fuma una sigaretta in via Cavour a Lodi mentre la gente gli passa accanto ed entra al teatro alle Vigne. Sta per iniziare “Da questa sera si recita a soggetto!” e Paolo Rossi è già qui. “Tra noi”. Nel foyer, intanto, gli altri attori reclutano le tre figlie del Sampognetta, tre figuranti da far salire sul palco.

È tutto un mescolamento, «una modulazione un po’ anarchica» avverte l’attore, comico, cabarettista Rossi poco dopo in scena. Dà «il manuale d’uso» della serata, ovvero del teatro all’improvviso: che poi è zero regole per il pubblico e un’insospettabile ma via via sempre più evidente “accademia” per sé e la compagnia. Non è la drammaturgia, non la scolastica, ma la vita dello scrittore siciliano quella che prende forma. «Il “metodo Pirandello” nasce dal fatto che studiandolo mi son fatto un’idea: se uno che è il più grande contastorie del secolo scorso avesse applicato le sue trame alla sua vita, probabilmente non avrebbe vinto il Nobel ma avrebbe vissuto più sereno» dice a un certo punto Paolo Rossi. Che sarà pure un «cattivo maestro», così ama definirsi, e perciò non insegna, semmai distrugge, sovverte, indaga.

E però la spirulina, la nonna col ginocchio fosforescente che si spalma l’olio degli Apache, Alexia nipote di Siri, le password, lo Spid che non puoi neanche far finta di morire come Il Fu Mattia Pascal che poi ti tocca rifarle tutte, diventano in questa festa pirandelliana uno specchio in cui riflettersi. Brandelli di biografia, opere, gossip di Pirandello sono smontati, rimontati e di nuovo fatti a pezzi in un processo creativo che avviene davanti agli occhi. E possibile solo a chi dell’autore ha davvero letto tutto, studiato tutto e lo abita come fa da sempre: «È tutta una vita che abito un altro» canta il “maestro” nel finale. Perché «non c’è niente di umoristico nella realtà». E allora a Trump che minaccia dazi, risponde con una “obiezione di lingua” pronunciando male “iceberg”. Non c’è rabbia. Quella è là fuori: «La gente vuole il litigio». Dopo due ore e mezzo di questo Capodanno fuori tempo massimo, uscendo dalle Vigne mentre dentro metà del pubblico sta ancora ballando, ti ritrovi sulle labbra “do maggiore, la maggiore, re minore, la minore, sol settima”. Che è un regalo mica male.

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