TELEKOMMANDO Dal Grande fratello al calcio, la tv con il fiato corto

La formula del reality permanente come programma guida dei palinsesti sembra aver fatto il suo tempo

Nelle scorse settimane in rubrica ci siamo occupati di osservare un po’ più in profondità il fenomeno di quanto successo abbiano le fiction tra il pubblico di tutte le età, peraltro a discapito del genere principe del reality ibridato soprattutto con il talk. Ovviamente c’entra il Grande Fratello finalmente finito in quest’edizione lunghissima, quasi sei mesi in cui si è mostrato il peggio del peggio dei partecipanti. A vincere è stata la cantante dei Gazosa, boys & girls band dei tardi anni 90 (tra i successi www.mipiacitu), Jessica Morlacchi. Questo è quanto per il GF 2024-25. Potrei aggiungere ancora un commentino, ma penso d’incartarmi sull’ovvio. Anche perché sul GFVip non ho poi così tanto prestato attenzione. Il format mi è sembrato così consunto, in ogni aspetto: dalla conduzione alla scelta degli inquilini fino agli opinionisti. Per non parlare delle dirette 24 ore su 24 e degli highlights quotidiani. Insomma, la formula del reality permanente come programma guida dei palinsesti di Mediaset sembra aver fatto il suo tempo. Ecco: di questo in verità volevamo discutere. Come sta accadendo anche agli avvenimenti sportivi, particolarmente gli eventi dedicati al calcio, quando questi, relegati sulle reti generaliste, non sono strutturati in competizioni da svolgersi sul breve (Mondiali, Europei, ecc.), piuttosto che singole partite (coppe europee e italiane). Figuriamoci ne soffre la Nazionale pensiamo alle squadre di club. Ormai, lo sport tranne eccezioni, il ciclismo delle classiche e dei grandi giri ad esempio, è diventato appannaggio delle piattaforme a pagamento o dei canali tematici o ancor più delle tv locali. Il commento, l’opinione, persino lo sfottò, giornalisticamente educato (si fa per dire), vale più del vedere la partita, per restare al calcio, l’ex sport più bello del mondo. Almeno crediamo ancora.

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