TELEKOMMANDO

In settimana. Meglio dire a inizio di settimana si è consumato “l’assassinio” di un genere televisivo che ha dominato gli ascolti per quasi due decenni e mezzo. Ciò è avvenuto com’era prevedibile per mano dell’audience. Quindi, a torto o a ragione, per il volere del pubblico. D’altronde sono gli ascolti a decretare non solo il successo di un programma, ma anche la sua stessa sopravvivenza. E oggi possiamo dire che il reality per antonomasia, cioè il Grande Fratello, in tutte le sue declinazioni pratiche, Vip o Nip, e teorico-folosofiche (la rete come reality permamente), o ciò che di esso resterà, non sarà altro che una trasmissione zombie. Detto questo – e in modi anche assai spicci, non mi consente di eludere la legittima curiosità di far conoscere non chi (e lo sappiamo: il pubblico), ma cosa ne ha decretato la fine. Scriverlo fa sorridere perché a decretare la fine del reality è stata nientemeno che la fiction: impersonata e non pare un caso dal Conte di Montecristo, se si pensa al vendicativo personaggio dumasiano. Dunque: uno dei generi classici della tv che, nel corso dei decenni, insomma in 70 anni di vita della televisione italiana, è da sempre fiore all’occhiello dell’azienda pubblica (e non solo, perché la realizzazione di tale prodotto è appannaggio di tutti i canali privati e pubblici). D’altronde, a inaugurare le trasmissioni non è stato uno sceneggiato? Si sa che il romanzo alla fine sconfigge la realtà, anche trasferita nel verosimile tv. Questo decreta per certi versi anche la sconfitta di quel leggere la realtà con la realtà caro a Pasolini. Ma, erano altri tempi. Qui, invece si ritorna al futuro.

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