TELEKOMMANDO

Non nego che come tanti ho amato il Benigni giullare, il Benigni prima maniera del teatro e cinema di Giuseppe Bertolucci, delle trasmissioni tv come L’altra Domenica, e anche il Benigni regista e quello in “trasferta americana”. Molto meno quello di oggi e da qualche tempo più civile e militante. Non nego neanche il fatto che i due Benigni coincidano è che il primo già conteneva i germi mutanti del secondo. Ma, non posso fare a meno di affermare che spesso le sue sporadiche incursioni televisive poco mi acchiappino. Ed anche quest’ultima, Il sogno, annunciata già in quel di Sanremo e andata in onda il giorno della festa del papà non è che mi ha entusiasmato. A differenza di tanti che forse hanno raccolto più di me i messaggi dell’attore e regista toscano,la cui comicità da grottesca è diventata pura cronaca satirica. Niente di male. Ma, mi vien da tacere sulla singolare e fortuita coincidenza che ha voluto mettere in contrapposizione l’intervento temerario della Meloni in Parlamento sul Manifesto di Ventotene con quello proprio di Benigni. Quando si sa che Il sogno era già registrato e chissà da quanto tempo. Di certo ad ascoltarli, mi viene voglia di chiedere agli amici redattori di pubblicare la foto della mia copia tra le mani e l’ho pure letto più e più volte con vari commenti, ovviamente non è la copia con l’introduzione di Augias distribuita alla manifestazione romana di settimana scorsa. Non ho sbirciato gli ascolti tanto la cassa di risonanza l’hanno battuta tutti i media e rimbalzata come di prassi sui social. Meno vien però da dire che la tv più seguita e tanto ricorda un film di due decenni fa in cui i veri programmi di distrazione di massa non sono più i reality, ma le fiction, perché anche la realtà quotidiana sembra abbeverarsi alla finzione.

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