Un’antica croce, ossa e medagliette:
emergono altri reperti al Mortorino
LA RICERCA Prosegue il lavoro degli studiosi nelle fosse ipogee del complesso di San Fiorano
Lettura 1 min.Il loro svuotamento sta portando alla luce scoperte inaspettate. È il caso della piccola bara di legno ancora intatta nonostante gli oltre due secoli sottoterra, contenente i resti di un bambino di meno di un anno di età, ancora visibili i folti capelli, i resti avvolti nel tessuto di un sudario conservatosi incredibilmente nel tempo. Oppure la grande croce in bronzo con base in legno, ben distinte le forme di Gesù crocefisso. E poi rosari, qualche medaglietta religiosa. Tantissime trecce di capelli ancora acconciate. Ossa le più diverse, perfino numerosi cervelli che si sono preservati.
Promosso nell’ambito di un progetto di formazione internazionale avvallato dalla Soprintendenza e condotto dagli antropologi di AITA Bioarch, lo svuotamento delle antiche fosse funerarie ipogee del Mortorino anche in questo 2026 (la prima fase ha avuto inizio lo scorso anno) si sta rivelando iniziativa di indiscutibile valore territoriale. Pronta ora a condividere i suoi risultati con il territorio: questo sabato 4 luglio alle 18, direttamente al Mortorino che si affaccia su via Pallavicino, è in programma la visita proprio alle antiche cripte, con tanto di possibilità di osservare l’interno delle fosse che custodiscono tanto della storia di San Fiorano.
Gli interessati saranno accolti dai referenti di AITA Bioarch, i bio-antropologi Nataša Šarkić e Roberto Cighetti e la dottoranda Michela Amendola, coordinatori delle cosiddette “field schools” con studenti universitari in arrivo da tutto il mondo che dallo scorso 1° giugno e fino alla fine di questa settimana interesseranno le fosse ipogee del Mortorino. «Abbiamo proseguito lo svuotamento delle due camere funerarie iniziato nel 2025, aprendo poi una terza fossa - spiega Cighetti -; siamo arrivati a vedere il fondo delle prime due fosse, recuperando una serie diversificata di resti umani. Una delle due camere ha svelato la particolarità di una grande quantità di resti infantili e di bambini, quasi che quello spazio fosse proprio dedicato a questa specifica tipologia di sepoltura. Di certo, ci siamo trovati di fronte a una situazione davvero inusuale per quel che riguarda la conservazione. Ovvero: ad essersi conservati meglio sono stati i materiali organici solitamente più deperibili, come il legno delle casse da morto, i capelli, i tessuti. Peggior sorte, inaspettatamente, è invece toccata alle ossa o alle dentature, in molti casi trovate praticamente sbriciolate».
Ritrovamenti sicuramente d’eccezione, dunque, per un progetto che ha suscitato l’interessamento di esperti e università. Un gruppo di ricercatori polacco, ad esempio, si è già detto interessato ad approfondire gli studi sui resti dei tessuti, mentre una ricercatrice dell’università di Vienna ha passato a San Fiorano alcuni giorni per lavorare sui campioni di capelli, grazie ai quali studierà la preservazione del Dna in condizioni ambientali ostili e il rapporto tra umani e pidocchi. Dalla Gran Bretagna invece l’interesse a studiare i resti di cervelli mummificati.
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