Ambiente, senza qualche freno i nostri territori sono spacciati
Lodi
Il tema ambientale torna prepotentemente a far parlare di sè in provincia di Lodi e nella fascia dei comuni del Sudmilano per un intreccio di progetti, ricorsi, disposizioni di legge che vanno a incidere direttamente sulla vita di tutti i cittadini e dunque delle comunità.Sono almeno quattro gli ambiti di estrema attualità in questi giorni.
Impianti fotovoltaici e agrivoltaici
Il primo è quello degli impianti fotovoltaici a terra e agrivoltaici, dunque, in questo secondo caso, pali alti alcuni metri sui quali installare pannelli solari, da impiantare in quelli che oggi sono campi coltivati. Regione Lombardia ha approvato la nuova legge sulle aree idonee, che prova a mettere ordine a fronte del proliferare dei progetti e delle legittime preoccupazioni della popolazione, delle amministrazioni locali e dei comitati.
La legge dice che può essere sacrificata per realizzare questi impianti fino allo 0,8 per cento della Sau, superficie agricola regionale utilizzata, soglia che sale al 2 per cento a livello provinciale e al 3 per cento su base comunale (e ci sono alcuni casi in cui si può salire). Il rischio è che saranno le province agricole a pagare il prezzo maggiore, e dunque Lodi, Cremona e Pavia. Non solo, la preoccupazione è che province piccole come Lodi possano subire una alterazione importante dell’ecosistema. Nel Lodigiano la Sau è di circa 55mila ettari, e dunque il territorio potrebbe ritrovarsi 1.100 ettari, 11 chilometri quadrati, recintati e coperti di pannelli, circa un quarto della città di Lodi. Su questo tema si innesta il dibattito sul grande impianto agrivoltaico che investitori svizzeri vogliono realizzare tra Mulazzano e Zelo Buon Persico e che ha innescato una levata di scudi da parte del territorio, perché sarebbe ampio quanto cento campi di calcio.
Si dirà, è energia pulita. È vero. Ed è buona cosa se dosata con saggezza. I progetti e gli investimenti non possono però essere calati sulla testa delle persone, specie se hanno dimensioni gigantesche.
Gli inceneritori
In questi giorni poi, è atteso il verdetto del Tar sul ricorso presentato da Ecowatt contro la decisione della Provincia di Lodi che blocca la realizzazione del nuovo termovalorizzatore di Castiraga Vidardo. Su questo, come su fotovoltaico a terra e agrivoltaico, abbiamo scritto molto. Si tratta di un altro tassello del mosaico che si va delineando e che riguarda il rapporto tra i progetti industriali e il territorio chiamato a ospitarli.
I Data center
In settimana, nel Sudmilano, un gruppo di sindaci ha invece sottoscritto un appello a Regione Lombardia affinché fermi l’approvazione del nuovo progetto di legge chiamato a regolare l’insediamento di nuovi Data center e avvii prima un confronto con le comunità locali. Nel suo complesso questa istanza è stata firmata da una cinquantina di primi cittadini, tuttavia il tema è particolarmente sentito nel Sudmilano perché è un territorio che sembra destinato a essere colonizzato da questi insediamenti. Ve ne sono già a Melegnano e Settala, altri ne sorgeranno sempre a Melegnano, così come è previsto un impianto rilevante a Peschiera Borromeo e un altro a Segrate, e siamo solo agli inizi. Gli amministratori locali denunciano preoccupazioni non trascurabili come l’elevato consumo di energia, il fabbisogno di acqua, il rapporto con aree agricole di pregio e la convivenza con le comunità locali.
Le logistiche
Infine, c’è lo storico tema delle logistiche. Qui la domanda non è se costruirne di nuove, perché è già certo che arriveranno, essendo mutato irreversibilmente il nostro stile di consumi. Progetti e interventi recenti si contano, solo per fare qualche esempio, a Marudo, a Vidardo, a Ospedaletto Lodigiano lungo la Mantovana.
Chi ci guadagna?
La vera questione non è se tutti questi interventi sono necessari, ma è come tutelare piccoli e fragili territori come i nostri da una serie di iniziative che arrivano tutte insieme, simultaneamente e insistono sulle medesime comunità.
Insomma, presi singolarmente, i singoli investimenti in alcuni casi sarebbero anche sopportabili (in altri proprio no!) ma senza una regia complessiva, una pianificazione e qualche freno, rischiamo una vera invasione. Perché non è possibile chiedere al piccolo Lodigiano e al Sudmilano di sopportare una miriade di nuovi insediamenti che, diciamolo pure, sono al servizio della crescita impetuosa della Grande Milano o dell’interesse speculativo di investitori internazionali.
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