Docilità, umiltà e stupore: uno stile per l’uomo di oggi

Chiudendo i lavori della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Papa Francesco ha rivolto un saluto finale a tutti i partecipanti, riuniti nell’Aula Paolo VI. Come ha osservato Sergio di Benedetto, recentemente ospite a Lodi dell’Azione Cattolica, il Papa ha citato per ben tre volte alcuni scritti di Madeleine Delbrêl, mistica e poetessa francese riconosciuta venerabile dalla Chiesa cattolica.

La Delbrêl ha vissuto la sua vita come assistente sociale nei sobborghi poveri e degradati di Parigi, cercando di incarnare la propria fede nell’ordinarietà dell’esistenza e nella vicinanza fisica e spirituale a quelle periferie esistenziali che, tanto ieri quanto oggi, sollecitano la coscienza di chi crede nel Vangelo.

Forse non è un caso che Francesco, il Papa venuto “dalla fine del mondo”, che incessantemente indica le periferie umane come luoghi teologicamente significativi per l’annuncio del Vangelo, abbia scelto di chiudere i lavori del Sinodo attingendo a quel ricco patrimonio di vita e fede rappresentato dagli scritti della Delbrêl. Forse le sue parole, più di altre, sono particolarmente adatte ad accompagnare il cammino che attende la Chiesa nei prossimi mesi e anni.

Vorrei qui fare tre considerazioni sulle citazioni della Delbrêl fatte dal Papa nel suo discorso conclusivo.

In una sua poesia, Madeleine Delbrêl esortava: «Soprattutto non essere rigido». Questo mi sembra un invito da accogliere con attenzione! In un contesto di cambiamento così rapido, o forse sarebbe più appropriato dire rivoluzione, i discepoli del Vangelo sono chiamati a non essere rigidi, cioè inflessibili, severi, fiscali, intransigenti o statici. È loro richiesto di non applicare schemi mentali rigidi alla realtà che li circonda, quasi come se intraprendessero una battaglia tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, tra il reale e il (presunto) ideale, tra dottrina e vita. È necessario essere aperti, gentili ed espansivi, pazienti e benevoli, e soprattutto docili alla vita, obbedienti a ciò che essa ci insegna, attenti a quei segni dei tempi, come li chiamava Giovanni XXIII, che lo Spirito continua a suscitare nelle pieghe, spesso disordinate, della storia.

Il secondo testo della mistica francese suona più o meno così: «Penso che forse Tu sia stanco di chi parla di servirti con piglio da condottiero, conoscerti con aria da professore, raggiungerti con regole sportive, amarti come si ama in un matrimonio invecchiato». Francesco ci invita a riflettere sullo stile del nostro annuncio, sul “come” testimoniamo e viviamo il Vangelo. È importante assicurarsi che il Vangelo non diventi una clava da brandire sulle teste delle persone o un piedistallo da cui giudicare le vite di chi ci circonda; o, peggio ancora, che i suoi annunciatori si arroghino il diritto di rilasciare patenti di conformità e legittimazione. In queste parole risuona chiaramente l’eco di quelle dell’apostolo Pietro che, pur sollecitando i cristiani a rendere conto della speranza che è in loro, sottolinea: “Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto” (1 Pietro 3:15-16). Seguendo l’esempio del Maestro di Nazareth, la Delbrêl ci ricorda che lo stile definisce il messaggio e che la forma non è mai separata dal contenuto.

Infine, l’ultima citazione: «Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito, ma c’è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi». Quanto è facile pensare di avere il monopolio dello Spirito, di circoscrivere spazi e tempi in cui imprigionare la Sua azione libera! La tentazione di tracciare confini, creare spazi protetti e circoscritti, di erigere muri tra “noi” e “loro”, tra “dentro” e “fuori”, tra “buoni” e “cattivi” è sempre forte, insieme alla pretesa di un’esclusività che nessuno ha il diritto di rivendicare.

Docilità, umiltà e stupore mi paiono, forse, i tre atteggiamenti di fondo che Francesco indica attraverso una sapiente citazione della mistica francese. Sono l’indicazione di uno stile affinché le nostre parole e i nostri comportamenti non impediscano all’uomo di oggi di incontrare la sola Parola che merita di essere ascoltata ed accolta. Sono l’invito a immergerci con fiducia e speranza nel movimento generoso ed eccedente della Vita, con la consapevolezza che lo Spirito ci precede e anticipa ogni nostra intenzione o progetto.

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