Il marchio del Fanfulla e il “cuore” di Rossetti

CALCIO La cronaca di una partita commentata da Andrea Maietti, apparsa su “Il Cittadino” nell’Ottobre del 1976.

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Premessa doverosa, Umberto Rossetti ha generosamente rilevato recentemente il marchio del Fanfulla.

Ha confermato quel che per lui è il Fanfulla fin da quando ci giocava, mezzo secolo fa. Abbiamo ritrovato in proposito la cronaca di una partita commentata da Andrea Maietti, apparsa su “Il Cittadino” nell’Ottobre del 1976.

La tentazione di Candide

Domenica 3 Ottobre 1976. Dopo aver girovagato per il mondo, aver sperimentato tutte le brutture dell’animale uomo, Candide risolve di ritirarsi a coltivare il proprio giardino: lì, almeno, sepolto ogni entusiasmo, potrà vivere rassegnatamente sereno. La soluzione di Candide è una tentazione fortissima. È la prima di campionato. Il Fanfulla delle grandi promesse è alle prese con una squadra bella e briosa, la Caratese. II terreno è fradicio, la fatica improba per tutti, così che molti fanfullini se ne atterriscono e visibilmente si risparmiano o forse proprio non si reggono in piedi. La Caratese domina e sembra solo frenata dalla paura di vincere su un campo dal nome antico e altisonante.

Ma più probabilmente, se la Caratese non vince, il merito è del più modesto e valoroso giocatore del Fanfulla, Rossetti. Uno di quei ragazzi che di primo acchito non dicono nulla: diligente sì, corretto e ben educato, buono al più per la coppa disciplina; ma per fare un bravo calciatore, soprattutto un buon centrocampista, ci vuol altro. Rossetti non ha battuta potente, e il suo torace sembra chiedere ossigeno ad ogni sgroppata.

Insomma, mi è capitato una volta di chiedermi come potesse Rossetti essere titolare del Fanfulla. Ed ora mi vergogno nel profondo di non aver capito subito che cuore si nascondesse dietro quell’apparenza di fragilità, che volontà immensa di combattere, di sacrificarsi.

C’è un solo «guerriero» nella truppa fanfullina, ed è lui, Rossetti. Lo vedo dettare il passaggio sull’out, correre a vuoto per il lancio errato del compagno, tornare sull’avversario partito in contropiede e franare con lui, esausto, ma non prima di aver intercettato la palla: senza una maledizione al compagno maldestro. Lo vedo turar falle in difesa, inventare i pochi lanci profondi che il Fanfulla riesca a fornire al povero Regonesi, domare la palla in arresti impossibili su quel terreno infido, tentare la conclusione da lontano caricando il destro di sola volontà.

La partita si chiude con apparente mestizia di tutti i lodigiani: ancora una volta ragionano con amarezza che anche questo campionato non sarà diverso dai precedenti, che il Fanfulla non c’è ancora. Non io: grazie a Rossetti stasera mi sento più forte per combattere la tentazione di Candide. E non sono nemmeno il solo. Proprio all’uscita dello stadio due ragazzi stanno crociando sull’apposita scheda il nome dei migliori in campo del Fanfulla. Passano due tifosi adulti e commentano: «’Ncö ghè nissün da segnà, föra del set!». «Te pödi dil, quel lì la merita dabon!». Il sette è il numero di maglia di Rossetti.

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