
Editoriali / Lodi
Mercoledì 12 Marzo 2025
Il pericolo dell’ipnocrazia, il sonno lucido della ragione
Le infinite visioni del mondo mediato dal digitale rischiano di alterare il concetto di verità, come difendersi?
Lodi
Nel panorama sempre più complesso e irrequieto della nostra era, emergono concetti e riflessioni che ci invitano a interrogare il modo in cui le tecnologie e le dinamiche politiche si intrecciano con la nostra coscienza. Tra questi, spicca la “ipnocrazia”, un termine che descrive un nuovo ordine socio-politico come mai sperimentato prima. Un regime che non si accontenta di controllare corpi e pensieri, ma che penetra direttamente nella coscienza degli individui, modulando la loro percezione della realtà attraverso uno stato di trance permanente.L’ipnocrazia si configura come una sorta di sonno lucido, una condizione in cui la veglia è sostituita da un sogno guidato, la realtà da una incessante suggestione. Jianwei Xun, filosofo e teorico dei media, descrive questo regime come “il primo regime che opera direttamente sulla coscienza. Non controlla i corpi. Non reprime i pensieri. Induce, piuttosto, uno stato alterato di coscienza permanente. Un sonno lucido. Una trance funzionale. La veglia, infatti, è stata sostituita da un sogno guidato. La realtà da una suggestione continua. L’attenzione viene modulata come un’onda. Gli stati emotivi vengono indotti e manipolati. E così la suggestione si ripete, instancabile, e la realtà si dissolve in molteplici sogni guidati. Il pensiero critico viene dolcemente addormentato e la percezione viene rimodellata, strato dopo strato”
Nel contesto del nuovo ordine ipnocratico, l’evidenza dei fatti non rappresenta più una base condivisa di comprensione. Le tecnologie digitali generano un vero e proprio caleidoscopio di realtà parallele e interconnesse. Ogni piattaforma digitale, servizio online o algoritmo di intelligenza artificiale contribuisce a creare visioni del mondo che sono non solo diverse, ma spesso del tutto estranee l’una all’altra. Questi mondi digitali si rafforzano reciprocamente e si autoalimentano, producendo dimensioni autoreferenziali che sfidano il concetto tradizionale di verità. In tal modo, la frantumazione della realtà non porta soltanto a una moltiplicazione di prospettive, ma a un cambiamento strutturale della conoscenza e del consenso sociale. Le verità non sono più uniche e indivisibili; si sparpagliano e si atomizzano, dando vita a universi informativi distinti e talvolta in conflitto.
La resistenza in questo contesto non può limitarsi a crociate solitarie o nostalgie per un’età della verità oggettiva. Xun invita a sviluppare una “mappa” per restare lucidi all’interno di questa trance condivisa, rifiutando il quello che lui definisce il tecno-pessimismo e promuovendo un approccio che cerchi di navigare consapevolmente tra mondi multipli e autonomi. La sfida è comprendere e attraversare il sistema di realtà multiple, accettando che la “realtà stessa è uno spazio conteso”. Non si tratta più di rimpiangere il modo tradizionale di amare e desiderare, perché quel modo è cambiato, non si torna indietro: si tratta piuttosto di imparare ad abitare questi nuovi amori, questi desideri mediati dalle app, questi corpi impastati di virtualità e spossessamento.
Alla fine, è questa la singolare suggestione di Xun, l’ipnocrazia potrebbe non essere solo un regime di controllo, ma una porta verso potenziali evoluzioni della coscienza. Riconoscere che gli stati di coscienza alterata possono non solo imprigionarci ma anche aprire nuove dimensioni di comprensione potrebbe essere la chiave per affrontare l’irresistibile avanzata di questo nuovo ordine. Piuttosto che resistere passivamente, dovremmo esplorare come questi stati possano trasformarsi da meccanismi di costrizione in portali di libertà. La provocazione è stimolante ma forse un poco azzardata. Tuttavia resta valida l’indicazione di un’esigenza ineludibile dei nostri tempi: quella di comprendere come muoversi e abitare un ambiente così dinamico e multiforme, con la giusta dose di critica e creatività, tentando di promuovere quel potenziale evolutivo che consente all’uomo di diventare sempre più pienamente se stesso.
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