La tragica attualità delle parole di Santa Cabrini

«Se per ogni povero è difficile la vita, doppiamente lo è per l’emigrato in paese straniero»

Lodi

«Se il cammino della vita è per pochi cosparso di rose, esso è ben più seminato di spine per il povero, e l’emigrato in massima parte è povero. Se per ogni povero è difficile la vita, doppiamente lo è per l’emigrato in paese straniero». Lo scriveva santa Francesca Cabrini nel 1908 e la nostra santa lodigiana, proclamata poi patrona dei migranti, conosceva bene il sapore amaro di ogni singola parola con cui descriveva la miseria degli immigrati italiani negli stati Uniti e le angherie che quotidianamente subivano. Viveva con loro!

È passato più di un secolo e le parole di Francesca Cabrini non hanno perso purtroppo neppure una lettera della loro tragica attualità. Una differenza forse però c’è ed è quella che la nostra umanità sembra essersi anestetizzata, tanto che alle tragedie ci stiamo facendo l’abitudine. È un’anestesia, cioè etimologicamente una riduzione progressiva della sensibilità e della coscienza, che parte anche dalle parole con cui ci vengono proposti i fatti e che subdolamente si impongono anche al nostro immaginario, fino al punto da colonizzarlo completamente. E così, a distanza di poco più di due anni, la strage di Cutro diventa un “sinistro marittimo” (fonte wikipedia), cioè qualcosa che non fa alcuna presa sulla nostra sensibilità e che in fondo non ci riguarda: cosa c’entriamo noi con i guasti delle imbarcazioni?

E tutti gli altri naufragi che continuamente insanguinano il nostro mare? Beh, anche lì saranno questioni tecniche, quindi possiamo scrollare e passare oltre. Non ci riguarda. Questi pensieri mi si affastellavano dentro domenica 16 giugno ad Abbadia Cerreto, prima dell’evento in cui abbiamo avuto l’onore e la gioia di avere tra noi Aeham Ahmad, bravissimo pianista palestinese rifugiato in Siria e poi nuovamente rifugiato in Germania.Anche nel suo tragitto c’è stato un “sinistro marittimo”: ha rischiato di morire annegato nelle acque dell’Egeo e si è salvato solo perché suo padre gli aveva insegnato a nuotare. Poi, a piedi attraverso la rotta balcanica, ha vissuto altri svariati “sinistri”, questa volta terrestri. Aeham è arrivato ad Abbadia dalla Germania accompagnato da Tahani, sua moglie, una ragazza con uno spiccato interesse per la storia, la cultura e l’arte. E quindi, mentre camminiamo nell’abbazia, Tahani, con lo sguardo ammaliato da tanta bellezza, chiede dei monaci, delle opere d’arte custodite nel Cerreto e dei loro attributi iconografici. Tutto le interessa e tutto la affascina: in Siria - mi dice - era un’insegnate di arte e l’Italia è uno scrigno di meraviglie.

E nota il pulpito, di cui coglie l’analogia con i minbar (il corrispondente dei pulpiti nella moschea), mentre riguardo al confessionale, un po’ dispiaciuta, mi dice che nell’Islam non c’è niente di simile, ma che, secondo lei, è molto liberante poter tirar fuori ciò che pesa sulla coscienza. Accarezza poi con lo sguardo tutte le immagini della Madonna: Maryam, la madre di Gesù, anche nel Corano ha un grande ruolo e Tahani, che ha tre bambini, prova una sintonia naturale per questa madre che come lei - osserva sorridendo - ha il capo coperto. Uscendo dalla chiesa, mi mostra i suoi tre bambini, ora al sicuro, e mi racconta del nonno, originario di Tiberiade, che lei non ha mai visto e probabilmente non vedrà mai: prima non aveva i documenti ed ora c’è la guerra. Ed un velo di nostalgia si mescola alla sua voce…

Ma è una giovane, forte e dolcissima donna che desidera tenere bene aperto il suo sguardo su ciò che di buono e di bello sta vivendo, ed il suo sguardo è contagioso. Ci abbracciamo, e mi ritrovo a dirle: “Sei mia figlia!”.

In questo abbraccio vivo con intensità quella comune umanità che scorre dall’una all’altra. Non semplicemente la mentalizzo, come accade tante volte, la sento viva. Forse è il potere degli occhi che si incontrano e sostano gli uni nelle profondità dell’altro, forse sono i corpi che si toccano e sentono la tenerezza che fruscia nella pelle, forse è il potere della condivisione di bocconi di racconti. O forse tutto questo insieme è l’antidoto a quell’anestesia che ci mummifica. Si fa buio, Elsa Bossi inizia a leggere… è un brano tratto dal libro autobiografico di Aeham Ahmad, poi s’innalzano le note e il pianoforte, sotto le dita di Aeham, sembra vivo e se ne sente pulsare il cuore. Allora ringrazio infinitamente perché nessun “sinistro marittimo o terrestre” ha potuto soffocare questi due cuori colmi di grazia e di bellezza.

E mentre la nostra umanità sta invece annegando, importante sarebbe tornare a Francesca Cabrini, la santa dei migranti, e recitare con lei questo suo rosario: “Se per ogni povero è difficile la vita, doppiamente lo è per l’emigrato in paese straniero”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA