Le connessioni invisibili: nessuno esiste da solo
La sorprendente verità scientifica dell’entanglement quantistico insegna....
Lettura 2 min.C’è un concetto della fisica contemporanea che continua ad affascinare non solo gli scienziati, ma anche filosofi, scrittori e pensatori: l’ “entanglement quantistico”, l’intreccio quantistico. Un fenomeno così sorprendente da spingere Albert Einstein a definirlo, con una certa ironia, “un’inquietante azione a distanza”.In termini semplici, l’entanglement accade quando due particelle entrano in relazione tra loro in modo così profondo da rimanere connesse anche quando vengono separate da enormi distanze. Se una delle due cambia stato, anche l’altra sembra reagire istantaneamente, come se tra loro esistesse un legame invisibile che attraversa lo spazio. Per anni questo principio è sembrato quasi assurdo. Eppure gli esperimenti degli ultimi decenni ne hanno confermato la realtà. Oggi l’entanglement è uno dei pilastri della fisica quantistica e sta aprendo scenari rivoluzionari nel campo dell’informatica e delle telecomunicazioni.
Per comprendere il fenomeno, si usa spesso un esempio molto semplice. Immaginiamo due guanti: uno destro e uno sinistro. Li mettiamo in due scatole e spediamo una scatola a Milano e l’altra a Tokyo. Quando apro la scatola di Milano e trovo il guanto destro, so immediatamente che a Tokyo c’è quello sinistro. Ma nell’entanglement quantistico il fenomeno è molto più radicale: le particelle non possiedono una caratteristica definita prima dell’osservazione. È come se la realtà stessa si determinasse solo nel momento in cui viene osservata, e l’altra particella “sapesse” istantaneamente ciò che è accaduto. Per restare all’esempio, è come spedire a Milano e Tokyo due scatole con dentro un guanto universale (né destro né sinistro) che solo nel momento in cui una delle due scatole viene aperta, il guanto diventa destro o sinistro. La cosa davvero singolare è che quando il guanto di Milano diviene un guanto destro, quello di Tokyo diviene istantaneamente un guanto sinistro. In altre parole è come se il guanto di Tokyo “sapesse” immediatamente come il guanto universale di Milano si sia trasformato.
Naturalmente sarebbe scorretto trasformare la fisica in spiritualismo o utilizzare impropriamente la scienza per dimostrare tesi filosofiche o religiose. Eppure alcuni interrogativi emergono inevitabilmente. Per secoli abbiamo immaginato il reale come composto da elementi separati, autonomi, isolati. L’individuo moderno stesso nasce dentro questa visione: un soggetto indipendente, autosufficiente, distinto dal mondo e dagli altri. La fisica contemporanea, invece, sembra suggerire qualcosa di diverso. Non nega l’esistenza delle singole realtà, ma mostra che alla radice del reale esistono relazioni profonde, connessioni invisibili, intrecci che precedono persino la separazione spaziale.
Forse questo ha anche un valore simbolico e filosofico per il nostro tempo. Viviamo infatti in una società che esalta continuamente l’autonomia individuale, la competizione, la costruzione dell’io. Eppure l’esperienza concreta della vita ci mostra continuamente il contrario: nessuno esiste davvero da solo. Le nostre parole, le nostre ferite, le nostre scelte, persino le nostre emozioni, attraversano continuamente la vita degli altri. Ogni essere umano è il risultato di relazioni. Siamo figli di legami, di incontri, di influenze invisibili che ci abitano molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. Persino quando pensiamo di essere completamente indipendenti, continuiamo a portare dentro di noi tracce profonde delle persone che abbiamo amato, odiato, incontrato.
L’entanglement quantistico non dimostra certo l’amore, la fraternità o Dio. Ma forse ci costringe a ridimensionare una visione troppo meccanica e individualista della realtà. Forse il mondo non è fatto soltanto di oggetti separati che occasionalmente entrano in contatto. Forse il reale, nella sua profondità più autentica, è relazione. E allora questa antica intuizione umana - che tutto sia misteriosamente connesso - non appare più soltanto una suggestione poetica o religiosa. Persino la fisica, nel suo linguaggio rigoroso e matematico, sembra dirci che l’universo è molto meno solitario di quanto immaginassimo.
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