Mattarella ci ricorda che la democrazia è un traguardo

L’editoriale di Marco Zanoncelli

Davvero ricco e articolato il discorso che il presidente Mattarella ha tenuto all’apertura della 50esima Settimana dei Cattolici in Italia sul tema della democrazia.

È un intervento ampio, corposo, ricco di spunti e di suggestioni, animato da quella passione civile per l’Italia per la quale il presidente è noto e apprezzato. Difficile rendere in poche righe tutto il bagaglio di pensieri ed emozioni che Mattarella è riuscito a trasmettere nel suo indirizzo: qualunque pretesa di sintesi rischierebbe di essere assai povera e inconcludente.

C’è una parola che attraversa il lungo discorso del Presidente della Repubblica, quasi fosse un filo rosso che lega insieme argomentazioni, riflessioni e proposte: la parola “inveramento”. Mattarella usa il termine (nella sua declinazione di sostantivo o di verbo) ben sei volte durante i quaranta minuti del suo discorso e lo riferisce sempre al valore della democrazia. Secondo le parole della prima magistratura della Repubblica, la democrazia è chiamata a inverarsi, ossia, come ci ricorda il vocabolario, a “diventare vera, acquisire realtà e concretezza; realizzarsi, attuarsi”.

È davvero interessante questa scelta semantica fatta dal presidente: la democrazia non è mai una realtà statica, ma è sempre chiamata a compiersi, a divenire e a realizzarsi. La democrazia è un compito più che una condizione, un traguardo più che uno stato, una responsabilità che ogni uomo e comunità civile sono chiamati a perseguire. È quello che il presidente sostiene nel primo passaggio in cui questo termine è presente: “La democrazia, infatti, si invera ogni giorno nella vita delle persone e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità”. La democrazia diviene vera nella misura in cui prende casa nella vita concreta delle persone, nella costruzione di relazioni interpersonali e sociali concrete, quotidiane, feriali. La democrazia non è un concetto solo da studiare all’università ma prassi concreta nell’esistenza degli uomini e delle donne.

Vi è uno strumento attraverso il quale le democrazie crescono e si rinforzano (e veniamo alla seconda citazione): “I diritti si inverano attraverso l’esercizio democratico. Se questo si attenua, si riduce la garanzia della loro effettiva vigenza”. Vi è un nesso inscindibile tra democrazia e diritti personali e sociali, una correlazione talmente forte che l’una e gli altri stanno o cadono insieme. La democrazia è quell’humus in cui i diritti dell’uomo possono trovare la loro piena attuazione e la loro storica celebrazione. La democrazia dei diritti, tuttavia, “non è mai conquistata per sempre. Anzi, il succedersi delle diverse condizioni storiche e delle loro mutevoli caratteristiche, ne richiede un attento, costante inveramento”. Cambiano le condizioni storiche, cambiano i soggetti sociali, cambiano i presupposti economici, geopolitici, socio-culturali ed etico-valoriali e la democrazia è chiamata a declinarsi ed esprimersi nei differenti momenti storici con creatività e coraggio. È sotto gli occhi di tutti quanto, in questo 2024, la democrazia sia sotto attacco in diverse parti del pianeta, dove si stanno affermando poteri dittatoriali e illiberali, violenti e repressivi, spesso atroci e disumani. È proprio in questo contesto travagliato che la democrazia è chiamata a una nuova forma di inveramento: “Se in passato la democrazia si è inverata negli Stati - spesso contrapposti e comunque con rigide, insormontabili frontiere - oggi, proprio nel continente che degli Stati è stato la culla, si avverte l’esigenza di costruire una solida sovranità europea che integri e conferisca sostanza concreta e non illusoria a quella degli Stati membri”. La democrazia è oggi posta di fronte a una sfida storica irripetibile e irrinunciabile: quella di costruire un’Europa dei popoli e delle nazioni, quale “naturale” esito di un lungo e accidentato percorso di costruzione di una casa comune dove pace e solidarietà, giustizia e uguaglianza possano trovare dimora.

Continua Mattarella (nella quinta occorrenza del termine): “Affrontare il disagio, il deficit democratico che si rischia, deve partire da qui. Dal fatto che, in termini ovviamente diversi, ogni volta si riparte dalla capacità di inverare il principio di eguaglianza, da cui trova origine una partecipazione consapevole. Perché ciascuno sappia di essere protagonista della storia”. La democrazia non si esaurisce in una serie di norme e procedure ma esige l’uguaglianza dei cittadini affinché essi possano sperimentare il valore della partecipazione nella vita pubblica. La democrazia è quel luogo simbolico in cui ogni uomo e ogni donna si sentono appunto “protagonisti della loro storia”, soggetti liberi e responsabili del proprio futuro, attori di quelle vicende che segnano i loro giorni.

Vi è uno strumento principe affinché ogni uomo possa vivere questo “protagonismo democratico”, ne parla Mattarella proprio alla fine del suo discorso: “Ogni generazione, ogni epoca, è attesa alla prova della alfabetizzazione, dell’inveramento della vita della democrazia. (…) Ebbene, battersi affinché non vi possano essere più analfabeti di democrazia è causa primaria e nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o esercita potere. Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme.” Affinché sia possibile un inveramento della democrazia, si rende necessario un ampio e profondo percorso di alfabetizzazione civile, di trasmissione di un sapere e di una sapienza democratica che sola è in grado di promuovere la piena umanità della persona.

© RIPRODUZIONE RISERVATA