Nel Lodigiano abbiamo un problema di sicurezza

L’EDITORIALE di Lorenzo Rinaldi

Lodi

I quotidiani locali vivono di relazioni. In primo luogo quelle con i lettori, che sabato mattina ci hanno inviato i video dell’assalto della notte precedente al bancomat Unicredit di Casalpusterlengo, in una via del centro. Uno, in particolare, pubblicato sul nostro sito, mostra la banda ripresa a distanza che fa esplodere l’Atm: si percepisce la preparazione dei secondi precedenti, si vede chiaramente il momento della deflagrazione, si intuiscono le minacce urlate dai malviventi ai cittadini che li filmavano. Il tutto non è avvenuto alle 4 del mattino, ma alla 1.30 circa, un orario nel quale la città è ancora viva, soprattutto il venerdì e il sabato, per via dei locali aperti e della numerosa presenza di giovani che vanno a far serata.

Proprio quest’ultimo aspetto rende bene l’idea del totale senso di impunità con cui ha agito la banda. Questa sensazione, assai preoccupante perché denota la deriva che ha preso la nostra società, è quella che ci è stata trasmessa, sempre ieri, da diversi sindaci della Bassa.

Di fronte a quanto successo a Casalpusterlengo un quotidiano locale non può far finta di niente e limitarsi a raccontare l’ennesimo episodio di cronaca nera. E dunque occorre ammettere, con senso di responsabilità e misura ma anche con franchezza, che nel Lodigiano abbiamo un problema di sicurezza.

In particolare la cronaca quotidiana che arriva da Casalpusterlengo, Sant’Angelo Lodigiano e Lodi ci porta a dire che la narrazione di un territorio sicuro non regge più, nemmeno di fronte alle statistiche dei reati. Perché se in poco più di un anno vengono fatti esplodere una ventina di bancomat (compresi i tentativi andati a vuoto) qualcosa vorrà pur dire. Ci sono poi i reati contro il patrimonio, i furti in abitazione, le rapine improprie, i casi sempre più inquietanti di violenza minorile.

Certo non siamo il territorio degli omicidi di mafia, ma sul senso di insicurezza dei cittadini non incide il grande episodio di cronaca nera, generalmente risolto, ma lo stillicidio di piccoli reati.

Non esiste piccolo artigiano lodigiano che negli ultimi anni non abbia dovuto installare un impianto antifurto presso il proprio capannone, e ormai siamo tutti entrati nell’ottica che prima o poi potremmo trovarci i topi d’appartamento in casa, perché è nella natura delle cose. E se anche violeranno la nostra intimità, sarà molto difficile ottenere giustizia. Così come, a dirla tutta, non ci fa perdere il sonno nemmeno il fatto che un bancomat possa essere fatto esplodere nel cuore della notte, perché è già avvenuto decine di volte e dunque molto probabilmente succederà ancora.

A questo aggiungiamoci, mi sia permesso dirlo con grande rispetto e ammirazione per chi ci difende ogni giorno, un certo senso di frustrazione che circola tra le forze dell’ordine, soprattutto fra quanti stanno in strada, sulle volanti, a bordo delle auto di pattuglia. Un quotidiano locale vive di relazioni e dunque capita sovente di raccogliere il malcontento di qualche carabiniere o qualche poliziotto, deluso perché un ladro o uno spacciatore arrestato con fatica poche ore prima, viene, nella migliore delle ipotesi, confinato ai domiciliari se non lasciato libero con l’obbligo di firma o il divieto di tornare sul luogo dove ha commesso il crimine. Si dirà, è la legge: certo, è vero, ma ai cittadini onesti questa risposta non basta più.

E forse è arrivato anche il momento di dirci che nelle due “piazze” più calde del Lodigiano - Casalpusterlengo e Sant’Angelo Lodigiano - il numero dei carabinieri in forza alle locali stazioni non è più sufficiente per garantire un adeguato presidio del territorio. Quelli che ci sono fanno il massimo, è fuori discussione, ma non bastano!

E allora, per una volta, vale la pena di lasciare da parte le statistiche che piacciono ai ministeri, così come il racconto che nel nostro territorio la mafia non esiste, e guardare seriamente a cosa non funziona, ascoltando i cittadini. La società lodigiana è diventata più violenta, ed è permeata da episodi di microcriminalità e criminalità ormai all’ordine del giorno. Dirlo non può essere lesa maestà. Ma una semplice presa d’atto.

In fondo, ed è quello che mi sono sentito dire anche da qualche sindaco sabato mattina, quanto sta accadendo nei nostri territori rischia di avere non solo ricadute materiali e psicologiche sui singoli cittadini, ma anche conseguenze economiche sulla collettività. Se in una via centrale di Casalpusterlengo all’una di notte viene fatto esplodere un bancomat, chi pensate abbia ancora voglia di investire, magari per aprire un bar?

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